Rassegna storica del Risorgimento

FEDERICI ANTONIO ; REPUBBLICA ROMANA (1849) ; GARIBALDI GIUSEPP
anno <1933>   pagina <150>
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e fatiche : finché giunti in Arezzo sul far delia sera del 22 luglio, furono ri­mandati incolumi alle loro. .-.case In ATOMO d furono chiuse te porte della città in faccia e stavano su la mura tra contadini e tedeschi due o trewnto armati. Intanto n nome del Gonfaloniere (ed era il noeta Guadagnollj vennero al campo due parlamentari a pregare Garibaldi che si astenesse dal far en­trare in città le truppe: urenti gli aretini a dare viveri e danaro. Garibaldi rispose: Dite al Gii ad agnoli che per un riguardo a lui solo, poeta popolare. io non permetterò ai miei soldati di entrare in città: ci mandi del pane e del vino : e del vino e del pane si ebbe in abbondanza.
Sul declinare del giorno si lasciò la Valdlchiana e varcati gli Appennini di' Arezzo giungemmo tra Monterchi e Clterna per ia via che mette a Città di Castello inseguiti da tre corpi austriaci comandati dal Gen. Dasprè, Sta-dion, e dall'arciduca Ernesto. Giunti a Citerna luogo assai elevato che do­mina la Vallata del Tevere in faccia a S. Sepolcro il 24 luglio, ci fermammo presso un convento di Cappuccini, dove si prese riposo sino al giorno seguente. Mentre si piava preparando il rancio, alcuni soldati vennero al Quartiere Ge­nerale con tre o quattro prosciutti trovati nascosti nella selva fra i rami degli alberi. Il Generale sorrise a quella vista, e disse ai snol ufficiali: Questi frati non meritano riguardi ; togliete le guardie e sia permesso uà soldati di visitare il Convento.
Ognuno può immaginare quali fossero gli effetti di quella visita. Quei poveri frati dovettero fare un digiuno non prescritto dalle regole di S. Fran­cesco. Verso sera il Generale si ricordò dei frati, fece chiamare il Padre Guar­diano, e colla sua solita limpidezza, fattogli conoscere Terrore, ordinò gli fos­sero restituiti i prosciutti, e per giuuta un sacco di pane, A quell'atto umano di Garibaldi, il frate confuso si mostrò gratissimo e disse : io vi ringrazio, o Generale, Iddio benedica voi e le vostre armi. A Citerna si stava tranquilli, perchè da quelle alture, anche in pochi ei saremmo potuti difendere da un nemico dieci volte superiore, ma ci mancavano 1 viveri, e bisognava uscire da quel cerchio di ferro, ohe ei avevan stretto 1 tedeschi. Come fare? A tutti pa­reva cosa impossibile. Ma Garibaldi sapeva fare dei miracoli.
Sull'Imbrunire d'ordirne di Garibaldi, sì videro tutto ad un tratto accesi qua e là per la china del monte, moltissimi fuochi ; e vi giravano attorno con­tando piccoli drappelli d soldati : e Intanto pian piano, per vie strette, vorti­cose e difficili, In rigoroso silenzio, e spesso a brevissima distanza dal leder sehi, tutto il nostro piccolo esercito giunse Analmente alla Valle del Tjeveres dopo molti giri, passando più volte a. guado 11 uuine, arrivammo sul far del giorno alle falde degli Appennini u S. Giustino. Quando al mattino i tedeschi aprirono gli occhi per dare a noi il buon giorno, eravamo usciti di trappola, e-lontani da loro più di 20 miglia.