Rassegna storica del Risorgimento
VENETO ; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1933
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pagina
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154
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154 Umberto Boacghi
getti, ascoltare, ammonirò quando le impaziente erano troppo vive tentare di mandare Garibaldi in Galizia per sfogare la bollente irrequietudine dei suoi e suscitare guai all'Austria. Ma fra i tre, che non andavano poi sempre d'accordo, ribollivano le passioni dei seguaci. Gli uomini delle fazioni, con le loro intrasigenze e querimonie, fomentavano gli equivoci, creavano imbarazzi ai loro capi, convinti di essere più lealisti di loro o di avere il sacro compito di difendere la loro purità politica. E i governi che si succedettero e che avevano la loro particolare politica ce palese da svolgere, per tenere a bada l'Europa e in ispecie Napoleone, davano esca alle ire, alle polemiche e a nuovi motivi di dissenso.
Quanti errori, frutto del disaccordo, si accumularono in quegli anni! Sai'?ìico e Aspromonte parvero dessero fuoco a mezza Italia. Le lotte ira i Gomitai Provvedimento e te Associazioni Tnafeariè mazziniane che non cessarono anche dopo la loro fusione. Le lettere false di Mazzini contro Garibaldi ; gli arresti di uomini come Aurelio Saffi ; il veto di Napoleone per la Venezia che parve provocato dal governo e il successivo attentato di Pasquale Greco '.che puzzava di polizia...
Ma in tutti questi avvenimenti, e al disopra di essi, anche se vi apparivano partecipi o consenzienti, dominano la ferma fede e la inflessibile costanza dei tre ideali congiurati per l'unità d'Italia, in ciò veramente concordi : anche se non lo erano nei particolari dell'azione. H Re nel perseguire fino alla fine la sua missione redentrice, Garibaldi che la palla di Aspromonte non distacca dal programma di Talamone, Mazzini che riconosce alla monarchia un compito storico -unitario;,-, riservando alla repubblica la soluzione del problema della libertà.
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Dell'attività particolare di Mazzini per la liberazione del Veneto sono documento le lettere inedite, che ho il piacere di pubblicare. Le debbo all'amico dott. Arrigo Corradi che gli pervennero dal suocero aw. Giovanni Mazzadi al quale sono dirette. Il Mazzadi fu un ferven-tisaimo mazziniano del parmense, in continua corrispondenza col Maestro. Parma, centro di spiriti bollenti, che aveva compiuto parecchi moti di pura marca mazziniana, era particolarmente cara all'Esule, e forse Mazzini, che aveva anche delle velleità di carattere strategico, a un certo momento, pensò a Parma come a un centro di raccolta di bande per scagliarle attraverso il mantovano nel Veneto.