Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1933
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pagina
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222
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222 De Vecchi di ValCUmon
smo. Guardavano costoro a quel periodo di rivoluzione creativa, a quel ventennio miracoloso che va dal 1848 al 1870, agli anni e agli eventi storici precedenti e susseguenti coni certi loro strambi occhiali che essi chiamavano spirito liberale e che parevano fatti apposta per guastare la buona vista. Lo spirito loro non era, no, quello che ha presieduto a tutto il ventennio miracoloso, e neppure quello che ebbe a prepararlo; era invece la deformazione nata dalla stanchezza dello sforzo, era il veleno acido fra l'antiunitario è l'anarchico portato dall'avvento della cosidetta sinistra dopo il 1876 ed imperante fino alla Marcia su Roma; erana le tossine del dissolvimento dello stato che avevano pervaso, attraverso la decadenza parlamentare, tutta la vita nazionale. La invocazione di Cavour fatta da costoro avrebbe dovuto per lo più suonare orribile bestemmia.
Il mondo è in continuo cammino e noi crediamo che Cavour sia stato l'uomo provvidenziale del suo tempo, come crediamo e tocchiamo con mano ogni giorno che Mussolini è l'uomo provvidenziale del tempo nostro. Il voler portare più' o meno idealmente Cavour ad agire nel nostro tempo, sia pure con tutta la sua mirabile spregiudicatezza, con la sua elasticità, col suo tempismo, è la stessa cosa come immaginare il solleone d'agosto delle nostre latitudini portato al polo Nord. Così sia detto di tutta l'azione degli altri fattori massimi del Risorgimento: del Re Vittorio Emanuele II,. di Garibaldi, di Mazzini, se anche di ognuno di quelli si può ritenere oggi più viva che mai e più che mai magistrale e piena di insegnamento una parte dell'opera.
E' certo che ad operare tra l'uno e l'altro tempo della storia quella solida giuntura per la quale lo sforzo di una generazione si attacca sovrapponendosi in parte a quello della successiva, le idee di un tempo, e sopratutto talune