Rassegna storica del Risorgimento

anno <1933>   pagina <223>
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idee centrali, si proiettano sempre nel tempo successivo; ma non è men certo che la parte più caduca, quella più con­tingente, quella più appartenente alla cronaca che alla sto­ria del Risorgimento è l'idea liberale. Questa figlia più o meno degenere e più o meno carnale del 1789, questa sorella del socialismo non ha avuto nel processo formativo della unità e della indipendenza d'Italia che una parte assolu­tamente secondaria, contingente, di mera opportunità, quella stessa della quale si era servito Napoleone I per ri­badirle, more gallico e non più teutonico ma sempre, stra­niere- le solide catene dalle quali era e non solo eufemisti­camente, avvinta. Una parte strumentale, infine.
Tutta razione per l'unità, dal primo all'ultimo atto compresi quelli più strettamente rivoluzionari, è compiuta : o direttamente dallo Stato, oppure da qualcuno dei suoi or­gani, magari stimolando le altre forze vive delle quali il po­polo italiano poteva disporre. La stessa azione garibaldina più vivace e più mirabilmente efficiente fu condotta al grido di: Italia Vittorio Emanuele . Vittorio Emanuele era lo Stato .
Il pensiero corse la medesima sorte. Il più alto dei pensatori, quegli la cui dottrina è in gran parte oggi più viva che mai se non anche talora applicata nelle leggi e nella dottrina fascista: Giuseppe Mazzini non fu certa­mente liberale. Anche la parte più caduca di lui, quella, che è riuscita a mettere limiti all'alta genialità del suo pensiero, vogliamo dire la negazione aprioristica ed osti­nata della Monarchia ; con tutta la parte utopistica e ro­mantica della dottrina sua non è mai negatrice dello Stato forte, anzi sembra affermarlo, se pure sopra basi meno rea­listiche di quelle possedute dagli uomini a contatto quoti­diano con le dure e prtóehe esigenze del Governo, Si può