Rassegna storica del Risorgimento

anno <1933>   pagina <229>
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pico legame, veramente singolare, fra popolo e Principe che non era mai venuto meno.
Quando il decennale glorioso del Risorgimento si inizia lo Stato ha tutta la sua forza. Re Carlo Alberto riformatore secondo i nuovi tempi; Carlo Alberto valoroso guerriero; Carlo Alberto, passato attraverso tutta la rivoluzione fran­cese senza diventare né giacobino né liberale, ma avendo per­fettamente presente la necessità di rinverdire lo Stato at­traverso tutti i suoi istituti, Carlo Alberto aveva data una tale spinta rivoluzlonitìlfe che il vecchio regime di Emanuele jMEbérto non aveva conservato di sé che la sua ferrea unità, la sua forza d'imperio, il suo mirabile cemento coesivo. Il resto, il modo di vita , la forma degli istituti, le leggi in genere, tutto era moderno. Carlo Alberto finisce di accettare anche lo Statuto. Non lo desidera perchè lo Statuto viene a ledere la sua ferma visione del principio di autorità; ma lo accetta, come accetta il tricolore al posto delle vecchie ban­diere azzurre cariche di gloria, perchè i nuovi ordinamenti significano Italia e significano guerra all'Austria per raggiungere il fine ultimo. Li accetta come li ha accettati il nuovo Pontefice, che era entrato in conclave portando con sé il e Primato di Gioberti e che aveva tosto benedetto al­l'Italia. Il martirio B di Carlo Alberto non è che la sua testimonianza per la indipendenza e per l'unità;; la stes­sa testimonianza e lo stesso martirio che avevano ap­portato tanti umili alla grande causa; la stessa testimo­nianza che apporterà il Re Umberto col suo sangue alla causa della grande Italia. Continuità della storia!
Vittorio Emanuele II trova questa costruzione già per­fetta, ed a lui non rimane che servirsene. Alla Costitu­zione ha giurato fede e la mantiene; ma nessuno vi sarà che possa seriamente sostenere come l'intero potere esecutivo non