Rassegna storica del Risorgimento

anno <1933>   pagina <230>
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230 Da VecGhi di Val Ùkmon
mantenga fieramente, anche sotto Carlo Alberto nella breve ora, la sua forza intatta davanti al parlamento. Il proclama di Moncalieri del Ee Vittorio Emanuele è poi tale testimo­nianza successiva che può soltanto trovare avvicinamenti colle decisioni prese dal nostro Sovrano nelle giornate epi­che del maggio 1915 per l'intervento, rompendo una orribile crosta, ed in quelle dell'ottobre 1922, quando, sempre con­tro il parlamento, consegnò il potere alla Rivoluzione Fa­scista e sopratutto ad un uomo: Mussolini. Una più fiera affermazione dello Stato forte di fronte alle chiacchiere par­lamentari non sarebbe possibile trovare. La citazione di altri esempi sembrerebbe un fuor d'opera.
Tutta la documentazione della vita del Risorgimento sta a dimostrare che lo Stato nucleo italiano, quello del vecchio Piemonte, era lo Stato più tradizionalista, più autoritario, direi più reazionario e certamente non soltanto più mi­litare ma più e militarista della penisola. Tutti gli atteg­giamenti libertari più che non liberali del tempo, tutto lo sbandieramento degli immortali principii tutto il parlamentarismo che tanto piacquero alla generazione successiva, erano per il vecchio Piemonte atteggiamenti di contingenza, fatti di cronaca, atti di abilità politica per chiamare a sé nel nome della fratellanza le altre regioni. Azione strumentale e nulla più. Alla base rimase sempre incrollabile l'autorità dello Stato. Anzi, se bene si esami­nano le carte del tempo, si viene scoprendo qualche verità che sembra ben giunta l'ora di conclamare. Che cioè questi bravi signori della generazione successiva con tutti i loro atteggiamenti di vestali della storia ci ammanirono, spe­cialmente nella scuola, una storia costruita artificiosamente ed in perfetto contrasto con la realtà obbiettiva, a tutto ser­vizio, uso e consumo del u grande architetto dell'universo