Rassegna storica del Risorgimento

FASCISMO
anno <1933>   pagina <238>
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AwtihàU Mhertì.
l'Italia ad lina, funzione minore, fa tentato in grande stile da due punti diversi.
A Versailles, la vittoria, italiana- fu disconosciuta e mutilata, L'Italia, dfi Wilson e di CUemenceau era ancora quella che non era andata a Tunisi e che aveva considerato Crispi come un visionario*
All'interno i vari! socialismi e pacifismi tentarono con ogni mézzo di aiutare lo straniero nel triste proposito. Ij'Jalia doveva dimenticare subito la vittoria e la guerra e riprendere un meschino molo di territorio politico per esperienze di lotte di classe.
Ma Benito Mussolini seppe condurre l'Italia di Vittorio Veneto a Koma, le diede un volto nuovo, giovane;, ardito, fierissimo. Co­minciò a ricostruire tutto dalle fondamenta. Gettò all'aria tutti i sacri canoni, tutti gli ideologismi. Cominciò a parlare doro e 3forte a tutti dentro e fuori.
L'Italia non era fatta per essere piccola.
La funzione internazionale doveva essere compiuta sul mede­simo piano dei grandi Stati. Anzi soltanto in Italia si concretavano nuove idee sociali che nel severo clima di una disciplina assoluta dovevano dimostrare come lo Stato o è potenza- dominante, o non è.
L'Italia, in dieci anni, ha raggiunto quella funzione storica in­ternazionale clie il Risorgimento le aveva preparato. Soltanto così t'italia è finalmente pari alle ragioni del suo Risorgimento.
Oli avvenimenti di ogni giorno, dal Patto a Quattro ài frequenti colloqui diplomatici con i rappresentanti degli Stati di ogni parte del mondo, hanno dato a Roma funzione direttiva e regolatrice della politica internazionale.
Gli storici, per essere? pari al loro compito, devono andare, con le loro ricerche e le loro' deduzioni1, al fondo della tessitura diplo­matica, per la quale l'Italia è potuta sorgere per gli eroismi del Ri­sorgimento, ma anche perchè la sua rinascita rappresentava un grande interesse europeo.
Essi devono ricordare che, quando il miracolo del Risorgimento fu compiuto, fu l'Europa che tentò subito di diminuire l'Italia, di impoverirla, di combatterla.
Ma ormai era tardi: e questo lo dimostrano Vittorio Veneto e la Marcia su Roma.
La guerra saldò la coscienza unitaria, il Fascismo esaltò la co­scienza nazionale.