Rassegna storica del Risorgimento

FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE ; CROSA DI VERGAGNI MARIO
anno <1933>   pagina <279>
immagine non disponibile

Jfmainando 1I di NtvpoM visto da m dtplomaMw piemontese 379
Siciliani con cui ne ho parlato ai dimostrano acremente feriti dal sud­detto articolo ed ardono di Mendicarsene rispondendo per le rime, il che peraltro non saprei se loro verrà iconcesse' sì facilmente. In sostanza ai Siciliani nulla importa affatto di quelle illusioni d' indipendenza ed unione italica sognate dalia carboneria o liberalismo. Il loro animo, piuttosto altiero e feroce, rifugge dall'oscurità delle settarie macchina-jzàoni ; essi non curano affatto di chiamarsi Italiani, ma pretendono ed agognano sempre alla loro nazionalità Siciliana .
Testimonianza preziosa, dicevo, perchè ancora una volta ci dimostra quale sìa l'errore di tanti scrittori, storici! 'per professione o per diletto, che non hanno potuto intendere la rivoluzione siciliana del 1848, non avendo voluto ricordare che l'eccezione conferma la regola e che, se qualche politicai o; pensatore siciliano, prima del '49 pensò sul serio alla nazione Italiana, una e indipendente, la gran massa della popolazione, invece, intendeva solo riconquistare le antiche franchigie che la rende­vano semi-indipendente da Napoli (9).
* * *
Di fronte a questa nazione Siciliana che imperiosamente doman­dava di essere riconosciuta, di fronte" ai vari problemi italiani, quali capacità aveva Ferdinando HI
Carlo Alberto ne ha un pessimo concetto e si compiace nel suo Diario di ricordar due aneddoti alquanto ridicoli. Il 3 febbraio 1832 annota: (10)
Il (Colobian) m'a montré une lettre de Monseigneur Olivieri, l'an­cien instituteur et ami du Boi de Naples, qui parie fort longuement du désespoir qu'éprouve ce Souverain de ne pouvoir plus épouser la prin­cesse Christine. Il faut vraiment qu'il ait une téte un peu vide et peu
lega Ministro di Polizia il quale crede avere tutta l'abilità, e la forza necessaria-per tener a dovere i mal intenzionati sempre ravvolgendosi in tuono di ottimi­smo e dì tolleranza, ossia ostentando di sprezzare sìfatte mostruosità, come so fossero bagatelle inconcludenti .
(9) Tale affermazione non credo sia dannosa alla visione eroica del nostro Risorgimento. Quanti Italiani, del reetOy prima del '49, compresero a fondo il problema Italiano? Forse coloro che sgovernarono Milano? forse Carlo Alberto? forse il Torelli, che una recente pubblicazione ha elevato da quasi ignoto ad eroe
della Eairmj
Il '48, non in Sicilia soltanto, ma nella Penisola tutta, non potrà compren­derei finché non si vorrà tener conto delle debolezze umane e finché si vorrà continuare nella confusione, deplorevole allora, deplorevolissima oggi, dei con­cetti di libertà e indipendenza.
(10) P. SAIATA, Carlo Alberto inedito, Milano, Mondadori, 1931, pag. 176.