Rassegna storica del Risorgimento
FERDINANDO II RE DELLE DUE SICILIE ; CROSA DI VERGAGNI MARIO
anno
<
1933
>
pagina
<
290
>
'290 (tarmato Transetti
vili.
N- WS. Napoli, 13 marzo 1839.
Ho notato In precedenti miei fogli l'affare degli zolfi di Sicilia non tanto per l'interesse che si potrebbe rilevarvi da parte nostra quanto piuttosto perchè nelle sue fasi una tal quistlone sembrami aver presentato finora le impronte caratteristiche di questo paese. In primo luogo vi si scorge chiaramente l'indole personale del Sovrano stesso, animato essenzialmente di retti prlncipj e non privo di certa perspicacia e buon senso naturale per cui egli di suo proprio impulso volle sospendere 11 corso della sconveniente risposta mandatasi precettivamente al Principe di Cassaro pel Gabinetto Britannico, ma poi ricadde tosto S. M. nell'abituale sua deferenza al Ministro degli Interni Santangelo, che non avrà mancato di far valere specialmente agli occhi del sovrano la parte interessata del R. Erario ini tale specolazlone e vero mono pollo. Questa è purtroppo una delle corde sensibili che vibrano più forte nell'animo del Re, il quale essendo poi di talento limitato non giunge a distinguere il confine d'una saggia e provvida economia spingendola ciecamente e coll'ardor glovandle negli eccessi d'una sordida avarizia, uno de' scogli più pericolosi in cui possa cader un governo perchè lo priva del tesoro incalcolabile della pubblica opinione.
Un altro diffetto di questo Re assai grave consiste nella persuasione fittasi in capo di poter impunemente prevalersi dei ministri meno onesti, purché sleno gente di spirito, secondo la leggerezza dei proverbi francesi che paragonano gli uomini di stato a certi frutti dont on munge le boti et on en fette l'écorce. 6. M. Siciliana in sostanza non riguarda già 1 suoi ministri come altrettanti Catoni, ma si crede però Illuminata e sagace abbastanza per tenerli a freno ed in soggezione onde non abusino della loro autorità. Ma qui appunto crederei che la sbaglia alquanto, vale a dire che questi signori sono di gran lunga più accorti di S. M. e sanno (come dicesi volgarmente) pelar la quaglia sansa, farla gridare. Non sono già queste generiche asserzioni desunte da voci di piazza, ma bensì il risultato dell'opinione che ho dovuto formarmi dopo qualche tempo di dimora in questo paese. Anzi avrà forse osservato l'È. V. che finora mi astenni nella mia corrispondenza da siffatti gludtzj finché non ne avessi ndlto la conferma da persone rispettabili ed interessate al hene dello stato. Per esempio: Il detto Cavaliere Santangelo In sostanza non è che un vero dottrinarlo capacissimo a giuncar la sua oommeàiq, come quelli dH Francia, ambizioso ed Interessato quanto mal, che altro non ha in mira se non di avvantaggiare se stesso e la sua famiglia e che vedrebbe volentieri una rivoluzione senza effusione di sangue. Il Cavaliere Parlsio, Ministro di