Rassegna storica del Risorgimento

anno <1933>   pagina <440>
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440 De Vecchi di Val (JUwon
causa né fine fuori di sé; ma solamente in sé stesso, equivale-al chiudersi in casa a doppio chiavistello e convincere il proprio cameriere cosa per altro verso difficile che si e le persone più grandi e intelligenti del mondo, o le più belle, a piacere.
Tutto il materiale speculativo che in questo campo ci è venuto di fuori, compreso l'ultimo descritto, se anche tra­vasato da italiani, è sempre stato di grave nocumento alla vita nazionale. Quando utilitario, sempre deprimente e ne­gatore del nostro passato; quando spirituale, sempre satura di spirito straniero contrabbandato alla frontiera violata del nostro pensiero di romana imperiale espansione.
Così è avvenuto che nei secoli tanto l'individuo quanto tutte le forze vive della nazione non abbiauo mai mancato né d'ingegno né di forza. Dal dissolversi dell'Impero nelle no­stre mani per passare in mani barbariche è venuto invece a mancarci l'opera dello Stato; donde ogni miseria nel feuda­lesimo, nei Comuni, negli staterelli servi allo straniero; e nell'individuo ogni deficienza di disciplina e, troppo spesso, anche di carattere.
Si è troppe volte abbandonato il senso della tradizione, la religione di quella, perdendoci nell'internazionale o nel super nazionale o discendendo alla banalità dello scetticismo negatore di ogni fede. Fu anche negato, per amor della lo gica e della consequenzialità, che si possa parlare di deca­denza e .di grandezza, del male e del bene. Un popolo ricco-forte e potente è in diverse condizioni da un popolo misero ed imbelle. Un popolo che vive alla giornata, dimentico del suo passato, inteso soltanto a soddisfare quotidianamente alla vita materiale, è in condizioni ben diverse da un popolo-