Rassegna storica del Risorgimento

anno <1933>   pagina <441>
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che dal suo passato trae la molla che lo spinge aU'aMenire. Un popolo che si adagia all'intemazionale od al supernazio­nale, nel nome sia pure delle più roseamente utopistiche fra­ternità umane od anche di una sua ferma fede religiosa, è un popolo destinato a reggere il giogo che altri gli impon­gano per l'utile loro.
Ai periodi di grandezza della nostra Storia ha sempre corrisposto tuia storiografia sanamente nazionale, non mai depressiva, non mai livellatrice, non mai internazionaliz­zante.
Ai periodi di minore grandezza o di decadenza ha sem­pre corrisposto l'abbandono della tradizione, una storiogra­fìa deprimente, povera, invitante alla servitù, accomodante coi vari padroni. Quando la fanno da finti padroni messer liberalismo e madonna democrazia, in realtà servi sciocchi di potenze alleate e più forti, allora la tradizione si perde in un pantano e vengono ad imperare nella storiografia, dopo l'illuminismo, il determinismo e, peggio, le teorie che ancora oggi ci ossessionano e sei appestano nel nome di una logica, sorella inesorabile dell'assurdo, nemica inconciliabile di ogni fede.
In un periodo di transizione, quando il popolo italiano stava riprendendo il suo cammino sulle vie della Storia che gli erano segnate da Vittorio Teneto, di fronte ad un simile filosofare negatore della filosofia della Storia, sorse un si­stema più sbrigativo, più semplice, certamente un po' trop­po semplice ed nix po' troppo sbrigativo. La Storia incomin­ciava dal 28 ottobre del 1922 o tutto al più dal 4 novem­bre 1918. Non vi ha chi non veda come la comoda tesi avesse due volti s l'uno discendente proprio dalle piatte e negatrici