Rassegna storica del Risorgimento

anno <1933>   pagina <442>
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De Vecùhi dì Val CUmon
teorie per le quali l'estremo della finezza e della cultura, il fino dei fini, tocca la fine delle fini; l'altro, figlio carnale del­l'ignoranza, trionfo dell'incultura, frutto di una specie di crociata contro l'alfabetismo . Non poco disturbo venne al Fascismo da simili modi di intendere la Storia. Da una parte si prestò il fianco a negare, e non si è purtroppo fi­nito, l'origine italiana al geniale, italianissimo, inconfon­dibile movimento mussoliniano, al verbo che fonda ve­ramente una nuova civiltà. Dall'altro nacque una taccia di ignoranza, di faciloneria, di incultura che ingombrò per qualche tempo, ad opera di gente traviata e deviata, la via al Regime.
Ancora una volta il tempo dovette dimostrare, con la evidenza del rapido trionfale cammino che la nuova Civiltà Fascista va percorrendo sulle vie del mondo, che questa non nega ma afferma; e che la nuova sua sapienza si innesta, in perfetta consapevolezza, sul tronco plurimillenario di un po­polo eternamente giovane*:] del popolo dalle mille vite. La parola e la ragione nuova e la nuovissima vita che ne di­scende traggono dalla Storia la loro potenza interiore; men­tre sono esteriormente e solidamente sostenute da milioni di giovani esistenze, inquadrate in reggimenti e legioni, che cantano gli inni della giovinezza mentre marciano. Il pen­siero ha la sua forza : è sposato a quel particolare modo di agire che ormai abbiamo convenuto di chiamare azione ar­dita. Tutto ciò è nella Storia, perchè esula dalla miseria del contingente per assumere dal passato, considerato sia pure e fin che si vuole nel trascendente, la forza per proiettarsi nell'avvenire. E' sempre Storia un passato che s'infutura.