Rassegna storica del Risorgimento

LAFAYETTE, MARIE - JOSEPH MOTIER DE ; PEPE GUGLIELMO
anno <1933>   pagina <590>
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Aido Romano
della civiltà. Generale del re Gioacchino, egli appoggiava in certo mode i diritti di lui soltanto perchè sperava che quel re avesse finalmente largito la costituzione: ma non ristava dal congiurare, e dal preparare lo spirito delle milizie, per affrettarne la proclamazione. Fin da quel­l'epoca, d'altra parte, aveva la visione nettissima della disonestà con­genita del vecchio re esule a Palermo ed era avverso decisamente alla dinastia dei Borboni: rimaneva fondamentalmente quello che era stato a sedici anni: un giacobino del '99. Dopo circa quattro lustri di vita intensissima e di esperienze dolorose, egli riconosceva che la verità e la giustizia era stata dalla parte dei compagni delle sue prime bat­taglie, degli eroici difensori dei castelli napoletani, dei tanti suoi amici di carcere che il patibolo gli aveva strappato. E ne conservava memoria come di uomini circonfusi dall'aureola della santità: conservava la. freschezza di quelle passioni, come ricordo che solo può dare una eterna primavera spirituale : sentiva in se il retaggio di quegli spirici
In vero Guglielmo Pepe non fu sfiorato dal romanticismo che come sottile tensione sentimentale verso mete inattingibili, ma conservò il suo costituzionale spirito illuministico. Fu sopratutto un militare, giacche riponeva ogni salute nella forza delle armi, sognava ogni soluzione do­vuta ad imprese di guerra : e ciò per molti aspetti era una delle caratte­ristiche che rendevano la sua opera così benefica agli interessi della sua patria, che il moto rivoluzionario veniva ad essere fondato su una forza reale, che era l'unica che si potesse opporre alla forza del potere costi­tuito. Lo dimostrò il Pepe negli anni 1820 e '21, e certo la sua opera sarebbe stata feconda di ben altri risultati, se non avesse dovuto cozzare contro tutta una muraglia di interessi, di pregiudizi, e sopratutto di astratte ideologie, ch'erano sussunte dalla classe avvocatesca e dottri­naria infiltratasi nel parlamento. L'opera del Pepe e dei militari suoi seguaci i De Concili, i Oianeiulli, gli Staiti, i Morelli, i Silvati fu l'unica che in certo modo cercò di spingere la rivoluzione napoletana su un terreno di concretezza, e di sfatare quel tanto di idilliaco che v'era in essa.
A queste qualità positive del suo carattere non vanno disgiunte alcune qualità negative. Il carteggio che segue potrebbe documentare, dalla prima al1 ultima, lettera, che tanto il Lafayette quanto il Pepe vissero,, in quegli anni* di allusioni. Ma è bene por mente che se questa fu una parentesi nella vita del Pepe, nel Lafayette fu invece un sue costante abito spirituale.
I rapporti di amicizia tra loto tfuaiarono verso la fine del 1821. Popò l'oeuepazione del Regno da parte degli Austriaci, il Pepe aveva