Rassegna storica del Risorgimento

BARZONI VITTORIO
anno <1933>   pagina <676>
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Renato Bóriga
Innanzi tutto gioverà premettere che il nostro più clie al partito conservatore, almeno sino a Campoformio, aderì a quella corrente riformatrice nazionale d'intonazione anglofila, aliena del pari dì sa­crificarsi ai nuovissimi idoli del giorno quanto a qnelli! ormai supe­rati del buon tempo antico, che durante il Triennio cisalpino costituì la parte più fattiva del rumoroso quanto innocuo ceto dei nostri patrioti gallicizzanti.
Tale in fatti si rivela, tanto nella sua replica al noto giacobino napoletano Carlo Laubert quanto nel suo coraggioso Rapporto sullo Stato attuale dei paesi liberi d'Italia, composto sulla fine del set­tembre del 1797 ; qualora non lo confermassero e le sue stesse man. sioni di Segretario del Comitato di Salute pubblica presso la muni­cipalità provvisoria di Venezia; i suoi rapporti di amicizia con l'agente francese Villetard e quanto afferma un suo contempora­neo, Giuseppe Valeriani nella ormai restituitagli Storia, dall'Am­ministrazione del Regno d'Italia.
Al di sopra di queste contingenze, domina incontrastata la schietta fede unitaria del Barzoni, che in sostanza costituisce il vero caposaldo delle sue convinzioni politiche, attinte più che dall'esem­pio francese dalla più squisita tradizione sarpiana che egli considera quale vivente realtà e base dì ogni politica costruzione, se bene indi­viduiamo il suo pensiero in una apostrofe agli Italiani sonnacchiosi pronunziata da un simbolico viaggiatore, in uno di quei scintillanti Colloqui civici che, più d'ogni altra scrittura meglio riflette la ine­stinguibile passione ""Italica del Nostro. [O Italiani], disuniti e distrutti, sarete sempre esposti agli ambiziosi raggiri di un intri­gante interno od alle prepotenti violenze di un conquistatore esterno, TJ vostra unione sola potrà convincere le Potenze europee, che real­mente siete liberi perchè per tal mezzo vi troverete in stato di) soste­nere l'indipendenza vostra politica non con le rimostranze o colle proclamazioni, ma col ferro e col fuoco. Vi sovvenga che voi non avete estorta violentemente la libertà dal pugno del Tiranno e che ella non incorona se stessa di olivo, ma di guerrieri allori. No, non si merca questa deità col sonno, con l'indolenza, eoli'oro ma col va­lore, col sangue, con la forza delle affratellate coorti! Unite dun­que una volta i fasci tutti dei Paesi liberi, per formarne uno solo che sia infrangibile .
Riguardo al problema della miglior forma di governo il Barzoni più che perdersi in ane disquisizioni teoriche, lo ridirne, sulT'e-seinpio di Pietro Verri, in una forma concreta invocando un sem-