Rassegna storica del Risorgimento

BELGIO ; PELLICO SILVIO
anno <1933>   pagina <709>
immagine non disponibile

La fortuna del Pellico in Belgio 700
Éece Filippo Lesbroussart, scrittore noto in Belgio. Secondo il cri­tico panni les nombreuses renommées littéraires du XIX Biècle, la plus pure, sincro la plus eclatante è quella del Pellico, gloria che egli deve al dispotismo. Conosciuto, solo in Italia, prosegue il Pellico fu, per il suo martìrio nelle carceri dello Spielberg, conosciuto in tutta Europa, dove ha una celebrità non cercata. An­che se tutte le opere scritte o che egli scriverà dovessero cadere nella dimenticanza. Le mie prigioni resteranno indubbiamente, per cliè esso non è un libro c'est un caractère, c'est une ame devenue visible et palpable. In un tempo in cui il coraggio di morire è sì comune, e grazie al malessere morale, cosi facile, Pellico ha avuto il coraggio più raro e più arduo di sopportare il dolore. Per uscire dalla prova terribile subita, occorreva al giovane italiano la ra­gione potente di Socrate e la coraggiosa rassegnazione di S. Paolo
Passando ad esaminare il Tommaso Moro il Lesbroussart pur ritenendo che il Pellico avesse troppo in fretta assoluto l'impegno preso con la contessa di Barolo, giudica bene scelto il momento dell'azione, cioè quello che precede quasi immediatamente il sup­plizio dell'ex, cancelliere. Situazione che occorreva veramente scegliere, perchè è appunto quella nella quale il Moro si mostra nobile e grande. Egli , nella tragedia pellichiana, l'uomo vir­tuoso che sostiene, con un miscuglio di fermezza stoica e di ras­segnazione cristiana, le conseguenze della sua opposizione alla vo­lontà del suo signore . Se agli occhi del critico la controversia del Moro col re è, dal punto di vista drammatico, un po' troppo prolun­gata, non gli pare però inverosimile, e ricorda che il re discusse cinque ore di teologia col dissidente Lambert, prima di mandarlo al supplizio. Benché la scena gli sembri lunga, vi trova des beau-tés reroarquables e bella pure giudica la scena nella quale l'ac­cusato parla ai giudici, con nobili e gravi parole, che in gran parte si compiace di tradurre. La scena del supplizio, durante la quale Margherita tenta svegliare nel popolo stupefatto e rassegnato qualche simpatia verso l'innocente che sta per morire gli appari­sce di una bellezza veramente patetica, tanto interessante che ne dà l'intera traduzione, non dimenticando però di riferire integral­mente il testo italiano.
Con tatto ciò, dopo avere dato anche un ottimo riassunto dei primi quattro atti, il Lesbrussart non può esimersi dal concludere che malgrado l'interesse profondo e terribile delle ultime scene della tragedia, malgrado la bellezza drammatica di qualche altra