Rassegna storica del Risorgimento

BELGIO ; PELLICO SILVIO
anno <1933>   pagina <717>
immagine non disponibile

La forttma del Pellico in Belgio 717
di estendere l'opera del Pellico anche per evitare di rendere più difficile al lettore il giudizio sull'autore. In generale però la tra­duzione, condotta con eleganza e purezza di lingua, è assai fedele all'originale, esclusa la ricordata 2* scena del 3 atto, a nostro giu­dizio un po' troppo libera. Dobbiamo però rendere grazie al Olave-reau, perchè, mercè sua, l'opera del Pellico, che tino allora non era stata tradotta in francese, fu fatta conoscere al pubblico e ri­tengo anche portata sul teatro in Francia (1).
Poco dopo la publicazione di questa traduzione, della quale però ben poche notizie si trovano nei giornali belgi dell'epoca, com­parve un lungo ed interessante articolo nella Repu de Belgiqus di Bruxelles, dovuto alla penna di Marie land, probabilmente Eugénie Verhagen. La scrittrice non fa alcun cenno alla traduzione del Cla-vereau, ma non possiamo escludere che questa abbia influito sulla scrittrice, nella scelta del soggetto a trattare. Dopo avere erronea­mente affermato che la tragedia fu rappresentata per la prima volta nel 1819, la scrittrice scrive che se il successo di essa fu dovuto in parte all'entusiasmo nazionale, la sua lungo fortuna ha mostrato che era dovuto al suo merito straordinario . L'idea morale domi­nante prosegue , la conoscenza perfetta del cuore umano che vi si rivela per mezzo di mille sfumature, di! mille dettagli pieni d'interesse, infine la leggiadria dei suoi bei versi scritti in una lin­gua tanto pura, quanto armoniosa, tutte queste qualità hanno posto in prima linea un autore che ha saputo restare originale e profit­tare dei modelli che gli offrivano gli scrittori del suo paese ed i grandi tragici francesi. Senza imitare nessuno, Pellico ha sopra tutto attinto nelle sue letture una delicatezza di gusto che si rivela per mezzo della scelta felice di espressioni semplici e vere impiegate a proposito. Solamente al genio è dato d'appropriarsi, cosi senza copiare, ciò che l'esperienza può aggiungere all'ispirazione natu­rale. Prendere, per farne una tragedia, un soggetto nazionale, po­polare, era un'idea eccellente, ma difficile a realizzare. Vi sono delle scelte che obbligano, e quella di Francesca forzava il Pellico a te­nersi ad un'altezza tale, che non può rimproverarglisi di avere rim­picciolito l'immortale creazione dantesca. Dopo avere attinto a que­sta sorgente feconda bisognava aprirsi una via nuova, degna del-
(1) 1830, tomo 6, pagff. 881-840: Etude sur FrancoUe de Rimini de Silvio Pellico,