Rassegna storica del Risorgimento

ORSINI FELICE
anno <1933>   pagina <794>
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Appunti e tU)i"hk-
Manda autodifesa il Carpi da Torino (lettera del 25 giugno 1851, in Italia Popolo, n. 39, del 1 luglio 1851): una dura replica delI'Andreinl (Algeri,
10 luglio 1851, In /tatto e Popolo, n. 83, del tf agosto) tolse all'accusato ogni ulteriore volontà di discolpa. Tagliato fuori del movimento nazionale, serbo scarse relazioni con gli amici di un tempo. Con il solo Cironi mantenne, pare, rapporti d'amicizia, come ci dicono i Diati, manoscritti del Gironi stesso (anno 1853). Scorse il Gironi: tentò di farlo tornare in grazia del Mazzini, ma questi non ne volle sapere. Per il Genovese il Carpi era una spia non so se oggi, ma di certo un tempo, dacché lessi io stesso la sua corrispondenza regolare cól Governo del Papa (Epistolario, XXXITL pp. 89, 152, 168, lettere al Gi­roni dellll settembre 1856, al Mordlni dell'll e del 20 ottobre 1856). La pub­blicazione delle Memorie politiche dell'Orsini non fece1 Che confermare la con­danna e su Anselmo Oarpi si stese un non pietoso oblio.
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BRICCICHE OR8INIANE. La prima opera a stampa di Felice Orsini ! iguasì certamente l'opuscolo anonimo Allat gioventù UgMtbtia- - Discorsa, Ita­lia 1847. del quale fa menzione senza indicarne l'autore il catalogo della col­lezione Bertarelli (I, 2935). Si tratta di un rapido e concitato lavoretto sto­rico politico di 130 pagine in-16, Iniziate da una prefazione datata da Bo­logna 1 luglio 1847 e concbiuse da diciassette annotazioni, nelle quali è dato di cogliere qualche significativo accenno personale, come nelle pp. 128-130, -che alludono a incidenti della prigionia sopportata a Civita Castellana. Si prendono le mosse dalla finte dell'Impero romano per giungere, attraverso un sommario esame delle età di mezzo, al primo Ottocento, ai moti per la li­bertà e l'indipendenza d'Italia. La dedica <r All'amico N... sicuramente
11 Barbetta (a te che mi fosti compagno di prigione; a te in cui conobbi amore, fermezza ed energia italiana. Noi prigioni, noi divisi, giammai ci di­menticammo; posponemmo l'un l'altro la propria salute e ci aggravammo per salvarci a vicenda, per tórre alla morte, che da un infame processante, At-:Qlllv Fontana, veniva minacciata, l'esistenza dell'amico, di quegli cbe volse pietoso uno sguardo alla sua serva patria p. 4), il ricordo della sua tra­vagliata giovinezza e della perdita della libertà toccando appena il quinto lustro (p. 4). quello della sua breve permanenza tra 1 gesuiti ( Ancor gio­vinetto, poco andò, ch'io non Indossassi l'abito di Sant'Ignazio. Pochissimo tempo stetti fra di loro , p. 49), l'accenno ai Bandiera ( Io mi stava in una segreta quando seppi il crudo e lacrimevole destino cui soggiacquero... , p, ì). altri afte condizioni delle Romagne, ai centurioni, ai moti del 1843-44 *. Inducono ad assegnare senz'altro quest'operetta all'Orsi mi. Del quale l'opu-