Rassegna storica del Risorgimento
ANNALI 1706 ; MARINA ; SPAGNA
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1934
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pagina
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218
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218 Armando lodolini
passibile all'assalto di un pirata sabaudo contro una mercantile francese.
Poiché mi sembra che l'episodio sia sconosciuto, ne dò un breve cenno, ricavandolo da documenti processuali che ho trovato nell'Archivio di Stato di Roma nei Cameralia diversa col-leda a R. P. D. Rubino commissario generale.
Nell'anno 1706 (l'anno dell'assedio di Torino, cioè della guerra tra Francia e Savoia, gioverà ricordarlo), il capitano Claudio Vieilch da Marsiglia, prese il comando di una nave chiamata la ce Vigilante e battente il padiglione di Francia. A Livorno caricò varie merci da trasportare a Tunisi. Secondo la sua dichiarazione, consistevano in balle di lana, panni, pepe, casse di vetri, zenzari, zuccari, drappi di seta.
Ma secondo un valoroso capitano di mare al servizio della Maestà cattolica Carlo III, il marchese Francesco Bernardino Pallavicini, suddito sabaudo, si trattava di ben altro. Il Vieilch, infischiandosi degli interessi della sua patria e di quelli di tutta la Cristianità aveva organizzato (pag. 647 del proc. cit.) una vasta operazione di contrabbando, d'accordo con alcuni commercianti ebrei di Livorno, riuniti sotto la spettabile ragione sociale ce Ergas, figli Recanati . Un contrabbando d'armi in piena regola, destinato agli infedeli dell'Africa musulmana e consistente in ben quattrocento canne da fucile, in sedici pistole e in moltissime armi bianche. Il marchese Pallavicini non ostante la guerra dichiarata tra i rispettivi sovrani, era quello che si dice un ce corsaro e così lo definisce il capitano francese dimenticando, al solito, quelli di casa propria. Aveva una certa fama nel Mediterraneo e pochi mesi prima del suo incontro col Vieilch, aveva tenuto in rispetto tre galere napoletane che avrebbero voluto catturarlo nel mare di Castiglione di Pescara. In altri termini comandava una nave armata in corsa e la sua (come i celebrati esempi della guerra mondiale) era in fondo, una buona guerra.
Un mese prima (30 ottobre 1706) dell'episodio di cui ci occupiamo, il marchese Pallavicini aveva avuto occasione di dar molestia ad una nave francese. Vi è in atti una dichiarazione di Francesco Scalzamiglia, mercante genovese, che aveva preso imbarco sulla galera S. Maria pure di Genova, comandata da Giuseppe Gallo. All'altezza di Spezia, incontrarono il tre alberi del Pallavicini che doveva essere famoso in tutto il Me-