Rassegna storica del Risorgimento

BENTINCK, WILLIAM CAVENDISH, LORD
anno <1934>   pagina <235>
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Vunità d'Italia nel pensiero di lord William Bentinck 23.5
rente peso . Dichiara sacra proprietà la Sicilia che in nessun modo si può rinunciare, e non può supporre che l'In­ghilterra voglia spogliare i fedeli alleati dell'unico asilo in caso di sventura. Effimero gli appare il compenso offerto e non crede che la riunione dei due regni produrrebbe la catastrofe che Bentinck si figura. Gli interessi del Regno di Napoli, reso uni­camente potenza continentale, sarebbero legati con quelli delle altre potenze continentali e in opposizione delle marittime. E questo sarebbe dannoso alla Gran Brettagna, mentre tenendo il Re di Napoli la Sicilia, sarebbe necessitato a far causa comune con quella. Meglio sarebbe stabilire più forte il Governo ed i Regi poteri e fare della Sicilia un piccolo ma felice Stato. Benché certo trattarsi di filantropico sogno chiede al mi­nistro inglese netta indubitabile assicurazione (6). Scrive subito al principe di Castelcicala a Londra e lo assicura che quel sogno lo ha ce spaventato . L'esempio di Malta dichiarata contro i ce Dritti di Alto dominio del Re di fare i suoi abitanti parte dei ce sudditi del Re d'Inghilterra, lo stesso seguito nelle sette isole, il modo come procurano di entrare in tutti gli affari del Go­te verno, la domanda di fare venire un Legale Inglese per or- ganizzarci (in certo modo) tutto altera la fantasia . S'intra­vede nell'animo del principe il sospetto che i Siciliani deside­rassero essi quell'annessione, ma non può crederlo. Bramano certo l'indipendenza ma non di diventare ce una semplice Pro­vincia lontana senza alcuna rappresentanza Nazionale . Ma quello che sorprende in questa lettera del vicario è che egli ammette la possibilità di quella cessione, ma, alla pace gene­rale, in cambio della restituzione del Regno di Napoli e d'un ingrandimento proporzionato. Questa possibilità egli si è guar­dato bene di farla intravedere al Bentinck (7).
Bentinck (14 die.) non solo nega, dando la sua parola d'onore, ogni partecipazione inglese al progetto, ma lo ritiene contrario agl'interessi della sua patria. Durante la guerra, pre­testi alla Gran Brettagna di annettere l'isola non erano mancati, tanto meno sarebbe vantaggioso farlo per il tempo di pace, ff Malta basta per il nostro commercio, si mantiene con poca a guarnigione ed è insuperabile. Non ho mai inteso dire, che
(6) Casa Reale, voi. 1386.
(7) Ivi,