Rassegna storica del Risorgimento
BENTINCK, WILLIAM CAVENDISH, LORD
anno
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1934
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pagina
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241
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unità d'Italia nel pensiero di lord William Bentinck 241
ammonimento al principe ereditario che aveva trescato segretamente coi nemici della costituzione, dall'altra come, un maneggio elettorale in favore del partito costituzionale, minaccia ai reazionari! e ai rivoluzionarli (24)." Quest'ultima opinione è condivisa da qualche altro storico, ma una minaccia così grave, quale l'annessione, per semplice manovra elettorale, a me sembra incredibilmente assurda. La Lackland la ritiene una conseguenza della scoperta del Bentinck che il principe ereditario era segretamente in comunicazione col padre e col partito del re. Il principe, in verità, docile in apparenza, in molte cose si era mostrato ostinato e, dominato da un senso di sfiducia verso il Bentinck e turbato sopratutto dalle sue arie dittatoriali, non aveva interamente rotte le relazioni col padre o tentava spesso riannodarle. La Lackland, tuttavia, giudica quella lettera un errore di giudizio, essa accrebbe l'impressione di sfiducia e di diffidenza nel principe e contribuì a spianare la via al ritorno del re (25).
Ma tutti questi storici non colgono nel segno. Che quella lettera fosse un errore politico è indubbio, ma è proprio questo errore che spiega e giustifica la lettera. Il progetto in essa esposto è veramente, come lo definì il Bentinck stesso, un sogno filosofico, un castello in aria: ce only the phantasm of his own disor-dered brain, a sogno filosofico, a castle in Spain, le rève d'un voyager . Questo sogno nacque nell'animo del Bentinck dalla sua passione per la causa della Sicilia e dell'Italia. Egli era fermamente e sinceramente convinto, non sta a noi discutere questa convinzione, che la Sicilia sarebbe fiorita qualora fosse legata ad una potenza marinara e alla più grande potenza marinara. Non ambizione sua grettamente personale dunque e nemmeno desiderio di accrescere l'influenza della sua patria nel Mediterraneo, ma solo il bene dell'isola per le cui sorti e per la cui libertà e indipendenza aveva sostenuto aspre contese; tenace nei suoi propositi, egli aveva sognato di instaurare una nazione libera e forte, aveva sperato di lasciare un'orma nobile e imperitura. Quanto vi fosse d'illuso d'irrealizzabile di falso giudizio del popolo e delle condizioni della Sicilia non importa rilevare;
(24) G. BIANCO, La Sicilia durante l'occupazione inglese, Palermo, Rcber.
1902, pagg. 219-220.
(25) H. M. LACKLAND, The fatture of the Constitutional Experiment in Sicily, 1813-1814. (The English Historical Review, voi. XLI, n. 162, aprii, 1926, pa. 232).