Rassegna storica del Risorgimento
BENTINCK, WILLIAM CAVENDISH, LORD
anno
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1934
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pagina
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245
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VimM d'Italia nel pensiero di lord William Bentinck MB
accrescendo l'influenza politica del suo paese in Italia. Ma dall'Inghilterra l'Italia non aveva nulla da temere. Questa era la sua ambizione vera.
Né, a considerare il clima spirituale dell'Italia in quel tempo, essa appare ingenuità o follia. L'Italia, se non l'Europa, era tutta in succhio. L'unificazione della penisola durante l'impero napoleonico, la quasi uniformità negli ordinamenti, la fusione dei più disparati elementi regionali su cento campi di battaglia, l'acquistata coscienza del valore individuale e, attraverso la tirannia stessa, il senso del diritto e dell'indipendenza dei popoli, avevano smosso un rigoglioso terreno.
Occorreva una persona che avesse saputo raccogliere simpatie e fiducia, coordinare le forze disperse, mantenere vivo il fermento e spingere l'entusiasmo e le speranze verso un unico intento. Questo tentativo avrebbe potuto almeno sboccare nella costituzione d'un forte Stato dell'Italia superiore e centrale. Il sogno di Murat non era tanto pazzesco, ma Murat non era l'uomo adatto ad un compito così improbo e delicato. Egli non era capace ne di dirigere un grande moto nazionale né di reggere un grande popolo, oltre che volubile e insincero. H popolo italiano non l'amava e diffidava di lui.
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È necessario anzitutto notare, per spiegarsi le idee del Ben-tinck, che l'Inghilterra, durante l'epoca napoleonica, era succeduta all'Austria nel ruolo di principale potenza antagonista della Francia in Italia. Il 20 aprile 1814 era stato firmato dalle case bancarie e dalle principali case commercianti di Milano un indirizzo indipendentista a lord Bentinck. Il gen. Nugent caldeggiava la candidatura dell'Arciduca Francesco-Este, il futuro Principe redentore d'Italia , in contrapposto al Beauharnais, che, come aveva saputo, stava ce lavorando di lena per essere fatto Re (32). E il Bentinck in un suo dispaccio 1 maggio 1814 da Genova a lord Castlereagh diceva : È sorta l'idea che Milano essendo attribuita all'Arciduca e il Piemonte al Re di Sarce degna, quest'ultimo possa regnare su entrambi finché viva
(32) tbid. png. 408.