Rassegna storica del Risorgimento
PARMA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA ; MOTI 1848
anno
<
1934
>
pagina
<
264
>
264
Giovanni Drei
l ***
D duca col figlio Ferdinando giunse inaspettatamente da Modena a Parma il 24 dicembre alcune ore innanzi giorno. Si mise subito in contatto coi membri del Ministero per conoscere l'amministrazione statale; ebbe un colloquio col Direttore della Polizia, cui ordinò di recarsi ogni mattina da lui per tenerlo informato sullo spirito pubblico, non mancando il 'duca in quel primo colloquio di accennare agli avvenimenti del 17 dicembre con evidente grave preoccupazione.
L'Onesti fin dai primi giorni tentò di consigliare e persuadere il duca a quelle riforme che potevano valere a soddisfare nelle cose giuste e legali la popolazione, ma ben presto ebbe ad accorgersi che vi erano non pochi cortigiani i quali gli riferivano gli avvenimenti con colori ben diversi dai suoi (11). Carlo II, tale nome assunse a Parma il successore di Maria Luigia d'Austria, predilesse il conte Zileri, a cui fu largo di onorificenze ed eliminò dalla corte il Cantelli, il quale ambizioso e volitivo, si accostò vieppiù ai malcontenti di ogni ceto. Il duca apriva sovente l'animo suo al Direttore Onesti, mostrandosi non ignaro delle vere condizioni politiche d'Italia e d'Europa, rammentando il profetico detto di Napoleone prevedeva non essere lontano il tempo in cui tutti gli stati Europei diverrebbero costituzionali. Se egli aveva aderito alla politica Austriaca, si era perchè conforme alla base dei suoi principii e perchè se avesse fatto altrimenti avrebbe corso pericolo di perdere i suoi Stati. Vedeva egli bene che l'Austria non si era accorta che questi tempi non erano eguali a quelli del 1821 e del 1831, non avendo ora a cozzare con una piccola fazione, ma con l'universalità delle popolazioni, per cui sarebbe forse anch'essa irresistibilmente trascinata dal vortice turbinoso e dovrebbe concedere la costituzione ai suoi sudditi. Asseriva di comprendere che stando con l'Austria non agiva in politica affatto liberamente nei suoi propri ducati, ciò non pertanto diceva di stargli a cuore di fare tutto il possibile per rendere contenti i suoi sudditi governando paternamente e con la maggiore dolcezza.
(11) ONESTI, Brevi Cenni, cit.