Rassegna storica del Risorgimento
PARMA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA ; MOTI 1848
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1934
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pagina
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265
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Cor/o II di Borbone e la rivoluzione del IH IH a Parma 265
A queste confidenze il funzionario prendeva coraggio per consigliare il duca di decidersi a rendere libera l'istruzione pubblica, togliendo il diritto esclusivo dato dal Bombelles ai Padri Gesuiti, molto più che questi medesimi lo desideravano, a migliorare l'amministrazione nel senso che fosse più spedita, mentre essa era ancora: tarda ed affogata nelle forme , al allentare un poco il freno troppo tirato per la lettura dei pubblici fogli politici, molto più che la proibizione stimolava la curiosità rendendo quasi inefficace qualsiasi vigilanza per impedire la infrazione della legge relativa, a sopprimere il balzello del decimo di guerra, che sopraccaricava alcuni rami d'imposte dal 1831 in poi, a riordinare la Polizia con leggi meno arbitrarie e più consone ai tempi, a vivere a contatto coi funzionari per rendersi conto dei veri bisogno del popolo, a sciogliere i pochi precettati politici di Parma e Piacenza, e a concedere lavoro agli operai.
Questi e altri simili consigli dati al principe, benché buoni, non bastavano certo a soddisfare le aspirazioni della parte più illuminata dei sudditi, che voleva primieramente un governo costituzionale e volgeva gli occhi oltre i ristretti confini del ducato, a tutta la patria italiana libera e indipendente. Il duca afferma l'Onesti non disconveniva in molte delle proposte del fedele funzionario, ma altri segreti consiglieri lo spingevano in senso opposto, insinuandogli che concedendo riforme care ai liberali, mentre da un lato avrebbe dimostrato paura, dall'altro li avrebbe imbandalziti e resi più esigenti.
Intanto per l'Italia si diffondevano le notizie delle riforme costituzionali di Carlo Alberto, del Re di Napoli e del Granduca di Toscana. Un soffio di vita nuova spirante da Roma esaltava ogni cuore italiano, sorgevano con le nuove libertà nuovi giornali inneggianti al risorgimento patrio. U Alba, La Patria, gazzette Fiorentine, II Corriere Livornese, Il Risorgimento di Torino, vigili sentinelle del pensiero italiano, deploravano unanimi con corrispondenze anonime l'inazione di Cario II, che dicevano schiavo di una camarilla conservatrice, capeggiata dal marchese Toccoli, dal ministro Salati, nella quale figuravano il marchese Diofebo di Soragna, il marchese Paveri ed il Principe ereditario; inveivano contro la prepotenza della Polizia, l'invadenza della milizia, naturalmente esagerando per passione politica.