Rassegna storica del Risorgimento
PARMA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA ; MOTI 1848
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1934
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Giovanni Drei
Nei cittadini crebbe l'impazienza e il dispetto, e se ne fecero eco i citati fogli esteri, quando il duca stimolato dal figlio, creato generale comandante delle truppe, in sostituzione del conte di Bombeiles dimissionario, prese disposizioni per migliorare l'esercito, mentre la popolazione non cessava di manifestare apertamente per esso il suo odio.
L'Onesti ebbe ordini di impedire le manifestazioni di sentimenti patriottici, le quali continuavano come nell'anno precedente (12). Ai primi di gennaio inviava una circolare riservata al capitano Ballerini comandante dei dragoni ducali di Piacenza, in cui ordinava di arrestare, secondo i supremi ed espressi ordini di S. A. ce chiunque si faccia lecito di cantare o solo o in compagnia in luoghi pubblici, o anche solamente di suonare il motivo d'alcuno degli inni a Pio IX o di altri che si riferiscano agli avvenimenti che tengono in agitazione alcuni paesi d'Italia, i quali ad altro non tendono che a turbare l'ordine pubblico. Tale vigilanza si dovrà estendere per modo da poter sapere se nelle case o nelle conversazioni si suonino o cantino canzoni e musiche di quella specie (13).
In questa città, venivano arrestati i fratelli Achille e Giuseppe Manzini per aver suonato nel caffè Azzilli l'inno a Pio IX. Poche sere dopo le pattuglie dei Dragoni Ducali piacentini arrestarono per canti contrari ai principii del governo Luigi e Giovanni Bizzarini, Angelo Ceresini, Enrico Barilla, Carlo D'Avoglio, Pellegrino Sanini, mentre si rese latitante Francesco Aiolfi, dragone pensionato. Il Commissario di polizia di Piacenza riferiva che a teatro si facevano applausi clamorosi ad un coro dell'opera.
H Direttore ordinava che non si prendesse per ciò nessuna misura straordinaria, ma si chiamassero i plaudenti più notati, cioè il marchese Giambattista Landi, i due Anguissola d'Altoe figli, un Francesco Anguissola, detto il Matto, il barbiere Tran-chieri, il calzolaio Belli, un Zanangeli, un Succardi, per ammonirli di cessare i clamori. Ciò bastò a diminuire gli applausi o a renderli meno clamorosi (14). Il duca emanava il 14 febbraio un proclama che vietava qualunque pubblica dimostra-
(12) G. Dura, Qp. cit., passim.
(13) Alta Polizia, 5 gennaio 1848.
(14) Atta Polizia. Rapporti dal 3, 6, 17, 27 gennaio 1848.