Rassegna storica del Risorgimento
PARMA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA ; MOTI 1848
anno
<
1934
>
pagina
<
269
>
Cario II di Borboni è la rivoluzione del 184 a Parma 269
Piacenza ebbe anche per prima l'indovinata idea di festeggiare la costituzione napoletana con fare solennemente cantare un Tedeum nella chiesa della Madonna di Campagna e poiché quei religiosi temevano d'incappare nella censura della Polizia, i promotori s'appigliarono al partito di trovarsi nella detta chiesa alla messa conventuale e finita questa intonarono e cantarono essi seguiti dal popolo l'inno medesimo. I parmigiani non vollero essere inferiori e pensarono a una dimostrazione nel teatro regio. La sera del 12 febbraio si rappresentavano: Gli Orazi e Curiazi. Il teatro, contrariamente al solito, fu assai affollato, splendidissimo; le signore studiatamente eleganti, gli uomini in abito di gala con cravatte azzurro-bleu, colori del Piemonte, anche il loggione era affollato perchè i benestanti avevano fatto opera che molti artigiani e dipendenti vi accorressero. Regnò l'ordine più perfetto, non vi fu un applauso agli artisti, ne un biasimo. In un palchetto dell'avvocato Maestri, attiguo a quello del Direttore della Polizia, che assisteva all'opera, una signorina Musiari, cugina dell'aw. Maestri, aveva uno smisurato mazzo di fiori a forma di coccarda dai tre colori italiani, il quale negli intermezzi fu fatto girare per tutti i palchetti delle diverse file, finche fu rimesso nelle mani della Musiari.
Finito appena il secondo atto dell'opera il teatro si vuotò, come da ordine convenuto (21). Che fece la Polizia? Si limitò a biasimare col di lei padre l'operato della giovinetta recante il mazzolino patriottico, portato, al dire del padre, in teatro senza alcuna malizia, avendolo ricevuto in dono da un amico di famiglia Toscano.
La domenica successiva, 13 febbraio, fu organizzata una dimostrazione patriottica nella chiesa dei Padri Cassinesi di S. Giovanni Evangelista, ove i patriotti pensarono di cantare, come a Piacenza, l'inno Ambrosiano col consenso dei detti monaci. La polizia ed il duca ne furono informati di buon mattino e non volendo fare uso della forza, inviarono un commissario di polizia in chiesa con alcuni agenti. La chiesa era assai
fischiavano nelle orecchie del Duca lo impaurivano esagerando le intenzioni dei promotori, cosi lo distoglievano dal procedere a qualche atto valevole a cattivarsi l'animo dei sudditi. Cfr. invece quanto scrive il Giornale La Patria del 17 febbraio 1848.
(21) Alta polizia. Rapporto del 13 febbraio 1848, Brevi Cenni cit.