Rassegna storica del Risorgimento

PARMA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA ; MOTI 1848
anno <1934>   pagina <272>
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Giovanni Orci
l'idea della patria libera e non nascondevano il loro odio pei loro maestri i PP. Gesuiti.
Nella quaresima i Padri di Parma furono costretti a sospen­dere gli esercizi spirituali e a chiudere le scuole temporanea­mente per un'agitazione studentesca a cui aderivano anche le famiglie (25). Altro motivo di inquietudine pel governo e di agitazioni per i patriotti fu dato dall'arrivo in Parma non at­teso, né desiderato di una trentina di profughi Faentini, che avevano abbandonato la Romagna perseguitati dalla fazione liberale, perchè avevano prestato servizio nella milizia di Gre­gorio XVI. La polizia ebbe ordine di alloggiarli in alcune locande cittadine. I liberali locali messi sull'avviso da quelli Romagnoli facevano ogni sera dimostrazioni ostili innanzi alle locande dove erano alloggiati. Una sera un forte gruppo di giovani di­mostranti fu disperso dalla polizia dopo aver operati alcuni arresti e percosso un dimostrante con una sciabolata.
H fatto produsse vivo fermento nella gioventù, per cui fu stimato prudente rinviare al loro paese i profughi, mentre la guardia colpevole della sciabolata fu sottoposta a processo e gli arrestati furono messi in libertà (26).
L'INSURREZIONE ARMATA DI PARMA CARLO II FIRMA L'EDITTO CHE PROMETTE LA COSTITUZIONE L'EDITTO VIENE SOTTRATTO ALLA STAMPA DAL PRINCD7E EREDITARIO IL CONTE CANTELLI INVO-CATO A CORTE STRAPPA AL DUCA L'ATTO DI CREAZIONE DELLA SUPREMA REGGENZA.
Arrivavano a Parma voci non controllabili d'insurrezioni a Milano e a Vienna, che riempivano di stupore il Duca ed il Go­verno, mentre ponevano in grande agitazione i liberali.
Alcuni cittadini giunti da Mantova il giorno 19 marzo assicu­ravano dell'insurrezione avvenuta in quella città. L'Onesti cono­scendo gli informatori come persone degne di fede riferì al Duca la notizia. La sera medesima questi era in conferenza con alcuni
(25) L'agitazione era slata causata dall'avere un padre gesuita dato un cef­fone ad uno scolaro, che non stava abbastanza composto in chiesa.
(26) ONESTI, cit.