Rassegna storica del Risorgimento
PARMA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA ; MOTI 1848
anno
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1934
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pagina
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273
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Carlo II di Borbone e la rivoluzione del 1848 a Parma
consiglieri, fra i quali era stato invitato il conte Luigi Sanvitale, per decidere sulla riapertura delle scuole dei padri Gesuiti avendola chiesta il direttore padre Pietro Gioia. L'Onesti e qualche altro consigliere tentarono invano di persuadere Carlo 31 di tenere sospesa almeno per allora l'apertura delle scuole, benché ritenessero miglior consiglio il rendere libera l'istruzione pubblica. Non essendosi raggiunto l'accordo, la decisione fu rimandata alla conferenza del giorno seguente.
Verso la mezzanotte il Duca chiamò a se l'Onesti per conoscere da lui ulteriori nuove dei fatti di Milano, di Mantova e di Vienna. Egli ce preso da spavento che un rivolgimento fosse per accadere in Parma non sapeva a che partito appigliarsi . Ma per la cocciutaggine di un tale, di cui l'Onesti tace il nome, il quale chiamato a dar parere sui provvedimenti urgenti affermava che il Duca non poteva prendere decisione alcuna basandosi su notizie non ufficiali, si fini per non decidere nulla. Mentre a Corte si discuteva, alcuni patriotti elettrizzati dalle voci correnti si raccoglievano nei caffè Verga e Ravazzoni ed altri in alcune case e decidevano di uscire armati per le vie nella mattina seguente. Nella notte in fretta e alla meglio si prepararono armi e munizioni. Il Direttore della Polizia spiega la presenza di giovani popolani armati apparsi sulle vie il giorno dopo con la distribuzione copiosa di danaro fatta dai più ricchi agitatori. Scrive egli infatti : Prentendesi che il conte Cantelli ed il conte Luigi Sanvitale fossero tra quei non molti che diedero la spinta al moto rivoluzionario e somministrarono danaro .
Ma lasciamo narrare i fatti del 20 marzo direttamente dal Direttore Onesti testimonio autorevole e prezioso, non conoscendosi finora che la versione datane da L'Unione Italiana, giornale ufficiale dei patriotti di Parma (27).
a. Degli accennati pruni concerti, avendo avuto il Direttore della Polizia alcun sentore all'apparire del nuovo giorno (20 marzo), pensò indurre il Duca ad impedire che i cittadini dessero compimento al loro ardito proposito* concedendo ai suoi sudditi quelle istituzioni di politica libertà, che una parte d'essi ferventemente agognava. Quindi compilato un progetto di editto relativo il portava al Palazzo, lusingandosi
(27) N I del 23 marzo 1848, diretto dal Dott. Giuseppe Bacchi, il quale col nuovo titolo sostituì, il Vendommiatara pure da lui diretto.