Rassegna storica del Risorgimento

PARMA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA ; MOTI 1848
anno <1934>   pagina <275>
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Carlo IJ'.itU Borbone e la rivoluzione del 1848 a Parma 275
nazionali italiani; il Direttore li invitò a prendere cognizione dell'e­ditto, lettolo ne furono contenti e diserro esser lieti che in tal modo nulla sarebbe succeduto di sinistro. Allora il Direttore raccomandò loro di correre immediatamente per la città ed avvertissero tutti di ciò che era per pubblicarsi, di prevenire, impedire che s'intraprendessero azioni, le quali partorissero tristi conseguenze.
Il Direttore usci con loro dalla tipografìa, tornando egli al Palazzo, essi a eorsa ciascuno per diversi parti. Nessun avvenimento area avuto ancora luogo; solamente gran quantità di popolo radunavasi sulla Piazza Grande, ov'era il corpo di guardia, in quel dì occupato dagli austriaci, perchè s'alternavano con la milizia parmigiana;essi austrìaci erano schierati in battaglia innanzi al corpo di guardia, ma innocui. Una delle tre accennate persone dopo aver avvertito diversi cittadini in detta piazza dell'editto del Duca, che in breve ora si pub­blicherebbe, si portò con altri dall'ufficiale comandante la detta guardia, facendogli lo stesso annunzio ; ma in questo Enrico Melegari falegname surnominato Richetto, uno dei molti eccitati ad agire contro la milizia nella sera e notte scorsa, ma egli poi più particolarmente da taluno dei suoi avventori, postosi a poca distanza rimpetto la guardia schierata armato di fucile da caccia a doppia canna fredda­mente ai diede a trarre contro gli austriaci, alcuni d'essi uccidendo; tutti allora gli altri della guardia fecero pur fuoco, colpirono il detto provocatore mortalmente, ed altri cittadini uccisero ed altri ferirono.
Così incominciata la zuffa, diversi cittadini che erano già preparati con archibugi fecero le fucilate contro gli austriaci, i quali continua­rono a rispondere col fuoco. Il comando generale delle truppe fece uscire i fanti e la cavalleria austriaca e tutta la milizia Parmese coi cannoni e miccia accesa e munizioni di guerra, distribuì la fanteria in diversi posti, principalmente alla difesa del palazzo ducale, fece correre la cavalleria per città, le piazze e le strade furono in breve sgombrate dal popolo ritiratosi nelle case, nelle chiese, su per le . torri di esse. Intanto taluni dalle finestre e dai tetti facevano fuoco con fucili e pistole, gettavano mattoni, tegole, pietre, legne sulla milizia che indi per le vie passava ed essa pure rispondeva scaricando contro loro i fucili, sonavansi le campane a stormo perchè accorressero cittadini e contadini, ma il militare aveva fatto chiudere le porte della città e posti drappelli ai ponti di essa, affinchè nessuno per indi né di qua, ne di là passasse; di questa maniera tenevasi separato il popolo di una parte della città da quello dell'altra. I soldati non attaccavano, attaccati rispondevano.