Rassegna storica del Risorgimento

PARMA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA ; MOTI 1848
anno <1934>   pagina <276>
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27 Giovanni Drei
Il direttore della polizia giunto al palazzo ducale alquanto prima incominciasse la zuffa trovò la più parte delle persone formanti il Consiglio di Stato straordinario radunati. U duca comparve poco ap­presso, ma agitato, convulso. Avuto poi avviso di quanto succedeva, veduto le truppe e lo allestirsi dei cannoni e tutto che palesava l'inten­zione del comandante supremo delle truppe di agire con la forza e repri­mere la rivoluzione, preso da spavento, tanto più che commosso, rifug­gendo l'animo suo buono da ogni violente azione, dichiarò non volere si versasse sangue, concedere piuttosto tutto che desiderava il popolo, ma non si usasse la forza. Intanto però che così dichiarava e ordinavasi a secondo del volere suo, due volte il cannone scoppiò; a questo ton­neggiare il duca esprimeva il suo dolore perchè i suoi ordini non erano sollecitamente eseguiti e rinnovavali e mandava in fretta impo­nendo non s'indugiasse ad ubbidire. Il Principe, avendo dovuto fare la volontà del padre suo malgrado, portatosi in Palazzo tutto pieno di collera e vedute le persone del Consiglio di Stato Straordinario facendo conoscere al padre il suo rancore per dover cedere, mentre aveva i mezzi per vincere ben facilmente, forse credendo che tutti avessero consigliato il duca a dare quegli ordini, disse essere eglino tutti traditori.
Il duca fece poi le scuse per quel trascorso del giovane irritato. Il comandante di brigata frattanto scorreva la città sventolando il fazzoletto bianco annunciando pace, sicché cessarono le fucilate da ogni parte, festeggiando il popolo l'annunzio e Vannunziatole. Il Duca passeggiava sempre estremamente convulso pei suoi apparta­menti, né chiedeva al Consiglio alcun avviso. Manifestatosi però a questo che stavasi stampando un editto, che prometteva implicita­mente la costituzione, lo si volle vedere. Fu mandato a prendere dalla tipografia, che non lo aveva ancora stampato, tatti l'approvarono come conveniente alla circostanza attuale, ma mentre quell'atto originale passava alle mani dell'uno e dell'altro fu tolto dal Principe, che lo portò seco nelle stanze interne, né più lo riportò, onde così ne fu impedita la pubblicazione, la quale il popolo, aspettando indarno, tumultuava di nuovo credendosi ingannato.
Fu riconosciuta la necessità di pubblicare qualche cosa per cal­mare il popolo, ma i consigli segreti di chi pur persisteva ostinata­mente a non voler credere agli avvenimenti di Vienna, di Mantova, ecc., indussero il Duca ad'attenersi al tenore della notificazione che aveva mandato, come è stato detto, al direttore della polizia e con