Rassegna storica del Risorgimento

PARMA ; CARLO II DUCA DI PARMA E PIACENZA ; MOTI 1848
anno <1934>   pagina <277>
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Carlo II di Borbone e la rivoluzione del 1848 a Parma 277
poche varianti fatte d'alcuni consiglieri, resa editto dal Sovrano venne al più presto possibile stampato e pubblicato (29).
H popolo intanto infuriava e la sua furia crebbe poi maggior­mente allorché per le strade da alcuni consiglieri recatisi a divulgare il secondo editto senti che il primo fu mutato. Per la qual cosa si ricominciò a riaprire la zuffa di offesa per parte dei cittadini, di difesa per parte della truppa. A questo il Duca ognor più impaurito chie­deva che far dovesse; consigliato a concedere subito la Costituzione, stavasi incerto. Uno allora dei consiglieri di stato propose fosse chia­mato il conte Cantelli, perchè, siccome benviso al popolo, calmasse gli spiriti, affinchè il consiglio potesse quietamente studiare qual riso­luzione fosse da prendere. Intanto quel medesimo consigliere scrisse il progetto di decreto con cui il duca chiamava il Cantelli a ripren­dere l'Ufficio di Podestà di Parma. La più parte dei consiglieri alcuni con esultanza, altri non di buona voglia acconsentirono, altri si tac­quero non approvando, tutti però indispettiti della incertezza, debo­lezza, e pusillanimità del duca, che lasciavasi aggirare e dare orpello per oro da nascosti consiglieri imbecilli o tristi. Al duca ripugnava soscrivere quel decreto e vi fu spinto quasi a forza dal suo segretario privato, perchè credeva fosse il solo mezzo per rimettere la quiete nel popolo, assicurare e salvare il duca da qualche doloroso caso. Due consiglieri ebbero l'incarico di far tosto conoscere al Cantelli quel decreto e di condurlo in persona a corte.
Dopo breve ora nella sala ove era radunato il Consiglio comparve il Cantelli gonfio, orgoglioso, alto, né degnò ninno dei suoi saluti; l'abbiosciato duca gli si accostò pregandolo far opera che il popolo si quietasse e cessasse il tumulto. A questa umiliazione del duca, colui vieppiù fattosi tutto d'un pezzo con tono imperatorio e brevemente rispose non esservi altro mezzo che tosto si ritirassero le truppe, si cacciassero gli austriaci, si creasse la Guardia Nazionale.
TI Duca vergognandosi forse, e n'avea ragione, di sostenere alla presenza di tante persone un colloquio nel quale egli parlava ..quasi da supplice, l'altro da signore, da trionfatore, passò col Cantelli nelle stanze interne. Poco appresso le truppe tutte, meno i soliti corpi di guardia, sgombrarono dalla piazza ducale e da tutta la città.
(29) L'editto con la data del 20 marzo è riportato dal DALLA ROSA, CU. pag. 93. Il Duca dichiarava: ... Abbiamo riunito un Consiglio di Stato Straordinario il fine di deliberare intorno alle risoluzioni, che valgono a provvedere ai bisogni del Paese e siano conformi alle circostanze dei tempi ed assicuranti la prospe­riti dei nostri sudditi .