Rassegna storica del Risorgimento

DABORMIDA GIUSEPPE ; VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA ; PONZA D
anno <1934>   pagina <283>
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Lettere inedite di Vittorio Emanuele li 283
Si potrebbe ancora obbiettare cbe non tutte le lettere scritte da Vittorio Emanuele II debbono essere date in pasto al pub­blico. Quelle troppo intime, no; potranno destare più o meno limpide curiosità, ma per la storia non sembrano determinanti. Noi Italiani abbiamo buon gusto. La nostra mentalità rifugge da codesta morbosa curiosità cbe una certa letteratura diletta ta­luni d'oltr'alpe. A. noi la storia è strumento non solo per la ricerca serena della verità, ma è titolo di giusto orgoglio per la nostra stirpe millenaria, è documento eloquente, attraverso i tempi, di nobile primato e di crescente ascesa nel cammino della civiltà.
Le debolezze umane sono comuni a tutti e c'interessano poco. Del resto anche quelle gli conferiscono un carattere ine­quivocabile e non affatto disutile alla sua altissima missione nel tempo. A noi tuttavia importa sopratutto vederlo in opera, at­tore superbo nel più glorioso momento storico che la nazione abbia avuto.
Come nuovo saggio dell'epistolario pubblico un altro gruppo di lettere. Sono lettere vive, anzi pulsanti di vita, che se lo stile non è ricercato e talora non grammaticale, noi non siamo qui a correggere il compito al Gran Re, ma siamo invece qui per ve­dere a nudo la sua grande anima. È precisamente la forma non curata cbe ci dimostra il diretto intervento, l'azione diretta del Re ed in quella e nella famigliarità del tono una assoluta spon­taneità, un sentimento cbe si espande senza freni, un giudizio echietto e sicuro, una decisione e fermezza di comando cbe im­pressionano.
In queste lettere Vittorio Emanuele II si rivela quale la storia l'ha scolpito; Re legato alla norma costituzionale quanto era necessario ma che seppe governare reggendo e guidando con sag­gezza e fermezza i destini del Paese, sollecito sempre di tutti gli affari di Stato, maggiori e minori, non tanto collaboratore attivo e dinamico quanto sempre Re e capo dei suoi Ministri, collo sguardo rivolto in ogni ora, anche tra le tempeste, verso il futuro. La sua figura balza meglio, senza dubbio, da queste lettere confidenziali spontaneamente scritte che non da quelle più meditate e più diplomatiche. Piace in esse il tono che rivela le doti caratteristiche del Sovrano: intelletto acuto, alto senso politico* volontà ferma, occhio vigile, fede incrollabile nella