Rassegna storica del Risorgimento
DABORMIDA GIUSEPPE ; VITTORIO EMANUELE II RE D'ITALIA ; PONZA D
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1934
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284
idolfo Colomba
risurrezione della patria, carattere gioviale, arguto, franco, espansivo.
Il primo gruppo è diretto al conte Gustavo Ponza di San Martino e completa quello da me pubblicato nel 1920. Le lettere sono riprodotte fedelmente dagli autografi, conservati nell'archivio Ponza di San Martino in Dronero.
Il conte Gustavo Ponza di San Martino fu uno dei più intimi e devoti consiglieri di Vittorio Emanuele II durante i primi anni di regno. Applicato nella Segreteria di Stato del Ministero degli Interni, si era mostrato favorevole alla concessione dello Statuto ma si era pure rivelato convinto fautore della necessità ebe lo Stato, per reggersi e prosperare, deve conservare e difendere la sua autorità ed il suo prestigio.
Intendente a Genova nel '48 in quei giorni burrascosi che seguirono l'armistizio Salasco, dimostrò grande abilità e fermezza contro le escandescenze demagogiche che all'ombra della libertà minacciarono di travolgere lo Stato. Questa bella sua pagina genovese meriterà un giorno di essere ricostruita su numerosi ed importanti documenti ancora inediti. Coll'avvento al potere della democrazia, rinunziò alla carica, ma, dopo Novara, il ministro degli Interni, Pier Dionigi Pinelli, lo richiamò al Ministero come primo ufficiale, carica che gli fu confermata dal Galvagno quando successe al Pinelli.
Costituitosi, il 4 novembre 1852, il ministero Cavour, il conte di San Martino ebbe il portafoglio dell'interno che conservò sino al 6 marzo 1854.
Fu appunto in quegli anni tra il '49 ed il '53 che Vittorio Emanuele II, apprezzando l'intelletto vivace, la perizia amministrativa e l'operosa energia del San Martino, se lo fece intimo consigliere, trattando con lui direttamente su molti affari di Stato, dandogli istruzioni, affidandogli incarichi confidenziali, svegliando perciò, come il Galvagno confessò nei 6uoi Ricordi, le vive suscettibilità degli stessi ministri da cui, come impiegato ministeriale, dipendeva.
A questo periodo si riferiscono le nostre lettere, sempre prive di data, con allusioni poco chiare, con qualche parola oscura che rendono malagevole un commento illustrativo. Esse in genere riguardano affari di Stato non di grande momento, ma pur lasciano trasparire qua e là alcuni gustosi giudizi su persone e fatti, consigli di giustizia illuminata, di provvedttnenti