Rassegna storica del Risorgimento

TUNISI
anno <1934>   pagina <308>
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808 Arturo Codignota
tendeva ad impossessarsi dei territori per mancanza di l'orza militare sufficiente a creare delle colonie ma a favorire la industria ed il commercio per mezzo di un intenso traffico avviato coi paesi ricchi di materie prime. All'epilogo del suo regno, già molto cammino si era fatto su questa via, quando gli eventi del 1848-1849 costrinsero gli Stati Sardi ad una forzata mora, che il genio di Camillo Cavour ruppe, non appena prese in mano il timone della nave, che si stava riattando dopo le tempeste del '48.
L'importanza di una politica d'espansione nel mare nostrum non isfuggi al gran conte, il quale non tardò a prendere quelle provvidenze che credette più idonee ad avvicinare tra loro le coste africane ed europee specchiantisi nel Mediterraneo, fonte già di prosperità per gli antichi dominatori del mondo, ora contese in una lotta a ferri corti dalle più potenti nazioni europee, già bene attrezzate nella politica coloniale, verso cui tendevano da oltre un secolo; mentre l'Italia era tutta presa dall'epica lotta per costituirsi in nazione una ed indipendente. Risale al 1851 l'istituzione di una linea di navigazione a vapore tra le coste della Liguria e della Sardegna; ed è questo il primo atto che rientra in un quadro ben più vasto: non passano più di cinque mesi dalla data dell'istituzione di questa linea, che fra il Cavour ed il Rubattino si prendono accordi non solo per stabilire rapide comunicazioni, ma altresì rapporti economici e quindi politici fra gli Stati Sardi e la Tunisia, cui ben presto seguirono quelli con la Tripolitania, con l'Egitto e coi paesi specchiantisi nelle acque del mar Rosso.
H 14 aprile 1853 venne infatti istituita la prima linea postale e commerciale tra Genova e Tunisi, dove una fiorente colonia di Italiani aveva già trasformato il terreno con fertili e redditizie culture, e dove i nostri interessi superavano di gran lunga quelli degli inglesi e dei francesi colà stabiliti. Non pochi dei nostri pionieri coloniali, le cui benemerenze sono ancor oggi affatto sconosciute, si prefissero opera di pacifica penetrazione commerciale, non disgiunta da una ferma volontà di affermare il valore del lavoro e delle iniziative italiane sulle coste settentrionali dell'Africa, per dare un più ampio respiro alla nostra emigrazione, che arricchiva con le braccia e l'in­gegno le nazioni più potenti. E mentre le epiche lotte per il nostro risorgimento politico si combattevano sui campi di Lom-