Rassegna storica del Risorgimento

TUNISI
anno <1934>   pagina <315>
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Il problema di Tunisi nella vita italiana di ieri e di oggi 315
perchè sorgeva da un popolo giovane e vigoroso, capace final­mente di farsi temere, ciò che non poteva garbare a potenze già consolidate nel Mediterraneo, abituate a considerarci una pe­dina secondaria nel loro giuoco.
La sola Società di navigazione Rubai tino infatti con mo­desto aiuto da parte dello Stato non soltanto aveva già issato nella baia di Àssab il tricolore italiano, in segno del nostro do­minio in terra africana, ma già aveva allacciato nel 1878 la nostra penisola con l'India e l'estremo oriente mediante ben 22 linee di navigazione con complessivi viaggi di 8.000 leghe ma­rine e con una stazzatura di 39.750 tonnellate. Quattro di queste linee solcavano l'Oceano Indiano ed una il Mar Rosso; quelle che allacciavano le coste settentrionali dell'Africa con la nostra penisola, erano in perfetta efficienza.
L'appoggio dato dal governo al Rubattino per la nuova im­presa cui si accingeva, e cioè la compera della ferrovia Tunisi-Goletta, concessa dal bey ad una compagnia inglese quattro anni prima, ed ora in liquidazione, si limitava alla assicura­zione datagli dal Gairoli che per tale linea gli sarebbe stato con­cesso ce il trattamento di guarentigia in uso alle linee italiane .
Sarebbe fuor di luogo riesumare qui come furono trascinate in lungo le trattative con la compagnia inglese; ci basti sapere che giungono a felice conclusione il 12 marzo 1880. Il contratto non è ancora perfezionato, ma un impegno preciso è già preso fra i contraenti su basi molto esplicite : il Rubattino ha già dato una caparra di 100 sterline, ed ha promesso di pagarne rateahnente 85.000 per l'acquisto della ferrovia; la compagnia inglese, dal canto suo, s'è impegnata a non iniziare trattative con altri offe­renti entro il termine di 90 giorni, e cioè nel limite da entrambi stabilito per redigere in Roma il regolare contratto. Mentre pro­cedono i lavori di perizia ecco il primo grave colpo di scena : il 14 aprile, poco più di un mese dopo la firma del compromesso, la compagnia inglese vende ad una compagnia ferroviaria fran­cese la linea, ad un prezzo molto superiore al suo valore reale, non senza aver restituito al Rubattino, due giorni prima, la caparra di 100 sterline. La risposta dell'armatore genovese è pronta e recisa: respinge lo stesso giorno l'assegno ricevuto, e rivendica i suoi diritti, iniziando una causa contro la com­pagnia inglese; causa che dura parecchio tempo, ma dalla quale esce pienamente vincitore.