Rassegna storica del Risorgimento

TUNISI
anno <1934>   pagina <317>
immagine non disponibile

// problema di Tunisi nella vita italiana di ieri e di oggi 317
difende malamente, nonostante abbia per sé, in questa parti­colare questione, quasi l'unanimità dei suffragi.
La convenzione stipulata fra il governo e la società di navi­gazione, che garantisce l'interesse del 6 sul capitale antici­pato dalla società stessa, è approvata senza discussione il 14 luglio dalla Camera dei Deputati, con 226 voti favorevoli e 30 contrari ; il giorno successivo dal Senato con 65 favorevoli e 11 contrari.
Provocazioni alla Francia non partono dunque neppure dalla consueta verbosità dei demagoghi, e Fatto in sé non poteva essere considerato a tale stregua perché non era che la ripe­tizione di quanto ha fatto la terza repubblica per una com­pagnia da lei sovvenzionata.
L'improntitudine però della diplomazia francese raggiunge in questo momento il culmine: il governo alla notizia che il Parlamento italiano ha votato la convenzione fra lo Stato e la Società Rubattino, scrive il 16 luglio al suo ambasciatore in Roma, che i grandi interessi che la Francia ha in Algeria non gli permettono di lasciare ad un'altra potenza di avere una qual­siasi ingerenza in Tunisia contrastante con i propri interessi. Gli italiani avrebbero, sì, potuto svolgere un'attività commer­ciale, ma limitata a intraprese di ordine privato, non mai però a quelle d'utilità pubblica, essendo queste ultime di esclusivo dominio dello Stato ; e che se il Regno di Tunisi non credeva op­portuno di esercitare direttamente questa tutela, avrebbe do­vuto affidarla a quello stato amico, cui spettava nel regno la preponderanza politica. Il quale stato, a rigore di logica e rispet­tando la verità palmare, era l'Italia, ma non credo che ad essa alludesse il ministro francese!
Tralascerò questa ed altre deformazioni della verità, che non meritano invero confutazione, per fare una semplice rifles­sione : chi dava alla Francia il diritto di erigersi a giudice, am­messa, come s'è detto, anche da lei, la perfetta uguaglianza fra le varie nazioni che convivevano nella Tunisia, tutte concordi nel far rispettare la sovranità del regno, dove erano ospiti? La fragilità delle argomentazioni era evidente e su questa via il governo francese sarebbe stato soccombente.
Ricorse allora ad altri mezzi: mentre dava assicurazione al governo italiano ed a quello inglese, che nessuno attentava ai loro diritti in Tunisia, faceva pressioni assai forti e ricorreva anche a minacele contro il bey, affinchè non riconoscesse la va-