Rassegna storica del Risorgimento

"APOFASIMENI"; MASINI (DE') NAPOLEONE ; SOCIET? SEGRETE
anno <1934>   pagina <324>
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Alberto M. Ghisalberti
Gli Apofasimeni avevano un'organizzazione essenzialmente solda­tesca: tende, centurie, castelli e campi sostituivano le baracche e le vendite carbonare; la gerarchia militare romana aveva fornito il mo­dello, e cosi si avevano decurioni, capi manipoli, centurioni, capi coorte. Ogni gregario doveva essere cittadino italiano, ardito e deciso a tutto, capace di servire la patria, intraprendente, costante, ardente amatore d'Italia e disposto a sacrificare vita e averi per renderla una, indipendente e libera sotto forma repubblicana. Prima di essere am­messi nell'associazione, che aveva rispetto alle altre consimili un più accentuato carattere unitario, gli aspiranti dovevano provare di aver a portato danno copertamente e scopertamente ad un nemico d'Italia . Esaminato poi a lungo da un Centurione, il neofita doveva giurare solennemente che entrava nella società non per interesse particolare, ma per il fine sociale, ce essendo pienamente convinto che la sola unità, indipendenza e libertà possono rendere l'Italia florida e potente, senza di che non può esservi vera felicità per gli Italiani . E s'im­pegnava ad obbedire ciecamente agli ordini del proprio Centurione, a compiere lavoro assiduo per realizzare l'unità, l'indipendenza e la libertà della patria, a non riconoscere alcuna differenza tra gli Italiani delle varie provincie, a considerarli tutti fratelli, figli di una stessa madre e degni di una sorte migliore, a non rifuggire da alcun mezzo atto a raggiungere gli scopi della società. Un'invocazione teatralmente truculenta ammoniva sulla spaventosa sorte degli spergiuri: <c Ho ff prestato il presente giuramento perchè sono convinto della bontà a e santità della causa per la difesa della quale entrai in questa Società, <L e se mancassi ad una delle parti, o a tutto quanto ho volontaria­ti mento giurato, voglio che mi sian levati gli occhi dalla testa, strap-a pata la lingua dalla bocca, tagliato e scorticato il mio corpo, a poco or a poco; che mi vengano stracciate le budella; che un veleno corro-<c sivo mi corroda con dolore e spasimo il petto, i polmoni e lo stomaco coi più acerbi dolori; che il mio corpo venga squartato e che un cartello sul luogo del supplizio faccia vedere ai viaggiatori e pas-a seggeri contemporanei e posteri la mia infamia, seguita dalla im- mediata punizione, portando scritto in lettere cubitali: Qui fu giu-a stamcnle punito N. N. infame; e così Dio protettore dei veri amanti 9. della Patria mi protegga nell'adempimento dei miei doveri ,
Ogni milite assumeva un nome di guerra romano dei tempi glo­riosi della Repubblica e doveva tener pronto un fucile con baionetta, sessanta cartucce e una coccarda rosso-verde-turchina. L'anniversario della morte di Cesare era il giorno festivo dell'associazione, che vene-