Rassegna storica del Risorgimento

"APOFASIMENI"; MASINI (DE') NAPOLEONE ; SOCIET? SEGRETE
anno <1934>   pagina <332>
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Alberto M. Gkisalberti
originali vediamo sulla fede del Ristretto che cosa asserirono in propria discolpa (16).
a II Corti per il primo disse che non per cattivo animo ma solo pél timore di non pregiudicarsi colla confessione di un fallo che conobbe aver commesso., ed anche per non far danno a chi lo aveva fatto incorrere nell'errore si era reso sino allora negativo del delitto, ma che si era quindi determinato a renderlo palese al Sovrano ed a qualunque altra autorità, e cosi passò anch'egli ad ammet­tere che cessata la Guardia Civica, nel gennajo 1832 ed avendo egli seguitato i suoi studi neU'univereità prese amicizia in novembre con Giovanni Corazza il quale secolui discorrendo delle passate rivoluzioni gli palesò che si stava isti­tuendo un corpo di Milizia segreto per sostenere una nuova rivoluzione e gli fece conoscere che sarebbe stato bene se anche Egli vi si fosse unito come tanti altri, ed esserne allora indispensabile di parlarne con Napoleone Masina incari­cato dell'arruolamento.
Che istigato più volte a risolversi facendogli conoscere che la cosa non si sarebbe scoperta se non nel caso di eseguirsi l'impresa fu condotto in una sera dal Corazza al Caffè Spisani ove fu presentato al Masina; e fu combinato di andare in casa di questo in un'altra sera ove realmente col Corazza si portò e dove sentì leggersi alcuni capitoli riguardanti il Corpo di Milizia Segreta ed il Masina gli fece pre­stare il giuramento ed apporre sul foglio la sua firma stando presso un Crocefisso ed un pugnale, e colla nuova assicurazione di non essere compromesso perchè quel foglio sarebbe stato spedito ai loro Superiori (17).
Che gli fu ordinato di provvedersi delle armi a tenore del disposto in imo degli articoli, armi che egli non mai provvidde tanto perchè dopo detto anno [sic per atto?] si penti di ciò che avea fatto quanto perchè passando il tempo ninno più gli parlò di' questa unione.
Disse di non aver mai conosciuto altri fuori che del Masina, e del Corazza e rinnovò infine del Costituto l'assicurazione del suo pentimento.
Non dissimile fu il contegno che nello stesso giorno dopo di esso tenne il Salvigni nelFaver richiesto di essere assoggettato a costituto. Sennonché soggiunse che nel sentir leggere il tenore di quel giuramento ne ebbe ribrezzo, ma il passo era fatto, e non gli faceva permettere di ricusare la firma: che per alcuni mesi sborsò baj dieci mensuali come gli era stato imposto, e che per compassione non del Masina, ma della famiglia si determinò a tacere il vero .
(16) Ristretto, pp. 21*23. Enrico Curii, figlio di Giuseppe e di Pietra Carondi era nato a Bologna nella Parròcchia di S. Maria Maddalena il 9 gennaio 1814. Rimasta vedova, la madre era passata a nuove nozze con il dott. Antonio Gibelli, di Francesco, possidente e architetto. Enrico si era laureato in chirurgia a a pie­nezza di suffragio il 12 giugno 1834. Sono nella memoria defensionale dell'avv. Mi­randi attestati di antichi professori del Curii in suo favore. Giovanni Salvigni era figlio dell'avv. Andrea. Dell'uno e dell'altro il parroco di San Vitale e Agricola, Sante Turba, attestava il 5 settembre 1835 di non avere mai saputa cosa alcuna contro la loro condotta.
(17) Cfr. con E. MICHEL, p. 166 e 168. Evidentemente nella pratica si era piuttosto sbrigativi e lo Statuto non veniva rispettato alla lettera.