Rassegna storica del Risorgimento
"APOFASIMENI"; MASINI (DE') NAPOLEONE ; SOCIET? SEGRETE
anno
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1934
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pagina
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333
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Napoleone De* Masini e gli A pò fasi memi 333
La confessione giungeva tardiva e il Curii ed il Sai vigni non riuscirono a sottrarsi al giudizio della Consulta. Ma intanto avevano compromessa la posizione del De4 Masini, che veniva riconosciuto come reo principale e uno dei principali autori della suddetta riunione patriottica .
Le risultanze contro di lui erano gravi. Un preciso rapporto di polizia l1 aveva accusato come Centurione degli Apofasimeni; i suoi precedenti politici lo designavano come avversario accanito del governo pontifìcio e liberale influente (e anche dopo l'arresto a la fazione liberalesca di Bologna procurava ogni mezzo per sottrarre dalle conseguenze della processura il Mas ina ); il sequestro avvenuto in casa sua di armi, emblemi, ecc., Torniva indizi chiarissimi di reità; le relazioni con elementi sospetti e da ultimo le confessioni degli altri inquisiti erano altrettante prove di colpevolezza. Negare era difficile e il De' Masini non tentò neppure di dare una smentita recisa e categorica, limitandosi a cei'car di attenuare, di ridurre, di spiegare. Sue, quindi, in parte le armi, eredità del tempo della Civica, altre consegnate a lui da ex Civici al momento dell'ordinato loro ritiro (ma la sua pretesa di avere avuto incarico ufficiale di questa operazione hi smentita dai testimoni da lui addotti...); suoi anche i pugnali e il coltello e di sua mano le carte, ma quanto a queste poteva spiegarsi... O almeno, gli pareva, che la storiella tirata fuori per l'occasione non poteva convincere nessuno tanto appariva inverosimile a prima vista.
E rendendo ragione dell1 epoca come e perchè tali carte fossero in sno potere, si fece a narrare che tornato da Otricoli dopo la rivoluzione si portasse in Porretta per suoi interessi, ed essendo amico di un tal Giovanni Pasquini di colà, in un giorno segretamente gli facesse parola che voleva associarsi ad una unione diretta a rinnovare la ribellione, al che si ricusasse, ma che in altro giorno lo stesso Pasquini tornandogli a parlare della stessa cosa gli dicesse, che quantunque non avesse volnto appartenere all'indicata società sarebbe stato a parte dei secreti di quella, e così dicendo gli consegnasse alcune carte pregandolo a farne copia ed a restituirgli l'originale e la copia stessa.
Che incominciata in casa la copia, conoscesse dal contenuto che quei scritti erano l'istituzione della società ridetta, per cui non volendo porre di suo carattere cose contro il governo facesse la difficoltà al Pasquini, il quale gli ripromettesse che non sarebbe stato compromesso; motivo per cui ultimasse la copia e la consegnasse col ritorno dell'originale. Negando rammentarsi il tenore dei fogli scritti, né il titolo della società [sic!].
Prosegui la narrativa asserendo che nell'autunno del 1832 il detto Pasquini si conducesse in Bologna per farsi curaro da una malattia, che fu l'ultima del medesimo, e negli accessi che aveva ila esso segretamente gli riconsegnasse le copie di quel regolamento di società, avvertendolo di conservarle per restituirle o ad esso se fosse guarito o a chi glie ne avesse fatta regolare richiesta e che in tal circo-*