Rassegna storica del Risorgimento

"APOFASIMENI"; MASINI (DE') NAPOLEONE ; SOCIET? SEGRETE
anno <1934>   pagina <335>
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Napoleone De* Masini e gli Apofasimeni 335
Almeno il De* Masini aveva cercato di riversare ogni colpa sul Pa-squini, che noti poteva più essere raggiunto dalla giustizia terrena! Ne miglior fortuna ebbe nel suo tentativo di negare ogni cono­scenza con i firmatari del giuramento e la relazione con elementi noto-riamente liberali, perchè confessioni e testimonianze precisarono che frequentava il Caffè Spisani e riceveva in casa sua gente sospetta Un testimonio depose addirittura che
a essendo in casa Masina in assenza di esso, ed avendo bisogno la moglie Elisabetta Taveccbi di ritrovare una carta entro nn tiratoio di un tavolino esistente nella camera ove la sera era solito di tenere il Masina secreto unioni, ed ivi ritrovasse una carta, cbe fece osservare al deponente e ravvisasse esservi scritto il tenore di un giuramento di una società patriottica della quale avevagli parlato, nel cbe vedere fosse avvertito dalla stessa Elisabetta di non aderire alle richieste del marito, se gli venivano fatte, di sottoscrivere qualche foglio, mentre poteva essere la sua rovina... .
E il prudente testimone seguì l'opportuno consiglio... Ghiacciaie* rona, del resto, la signora Elisabetta (ne buona madre, sembra, se, quando il marito sarà in carcere abbandonerà la casa e i figli), che dopo l'arresto del marito andò a confidare allo stesso testimone di aver tro­vato un minuscolo Crocifisso, forse quello usato per la prestazione del giuramento... Il rinvenimento da parte della polizia di un piccolo Cristo d'ottone e l'ammissione del De' Masini fornirono un'altra utile prova del giudice. Al quale il De' Masini non seppe opporre che nuovi ingenui dinieghi e più ingenue bugie, come quando, dopo la contestazione finale- volle far credere cbe il Pasquini l'aveva assi­curato che le lame degli stili erano ce di legno inargentato!... .
Chiusa l'istruttoria, il 2 maggio 1835 il card. Bernetti, Segretario di Stato, rimise gli atti al Segretario della Sacra Consulta e le dichia­razioni dei tre inquisiti che rinunciavano a intervenire all'udienza, avvertendo che il Papa desiderava che la causa fosse sollecitamente sbrigata. Presentate dai difensori (aw. Raffaele Ala per il De' Masini, il Morandi per gli altri due) le memorie a stampa, il 18 settem­bre 1835 si radunò in Roma, al Quirinale, il Turno speciale della Consulta, sotto la presidenza di mons. Leopoldo Scveroli. Dap­prima riassunse la causa il giudice relatore, che era Tommaso Belli, luogotenente criminale del Vicariato, indi parlarono il fiscale gene­rale, Francesco Leggeri, e i due avvocati, che si limitarono a riman­dare alle difese già presentate. E allora con sufficiente sollecitudine i giudici, raccoltisi nella camera di deliberazione, pronunciarono la decisione della causa.