Rassegna storica del Risorgimento
"APOFASIMENI"; MASINI (DE') NAPOLEONE ; SOCIET? SEGRETE
anno
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1934
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pagina
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337
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Napoleone De* Musini e gli Apofasimeni 337
dici anni. Poco tempo dopo il 2 dicembre fu trasferito a Roma in Castel Sant'Angelo, donde il 7 gennaio 1837 passò al Lazzaretto di Civitavecchia e il 19 febbraio, insieme con l'Amadei e il Casadio, alla Darsena, ove rimase fino al 27 agosto 1838.
Era nel frattempo sopraggiunta a sua favore un'altra riduzione di pena di tre anni (13 luglio 1837). Durante la nuova fase della sua prigionia frequenti; furono i tentativi per ottenergli ulteriori diminuzioni. Il 5 aprile 1838 la sorella Anna, moglie di Romualdo Moruzzi, si faceva rilasciare dal Priore comunale una dichiarazione comprovante che da quattro anni essa teneva presso di sé e nutriva, consumando quanto aveva del suo , i cinque figli di Napoleone. Ma difficilmente avrebbe potuto continuare, perchè il marito <c veggendosi ristretto assai a cagione di tali spese , non voleva più saperne e minacciava di mandare moglie e nipoti fuori di casa. E la buona e instancabile Anna, che già Panno prima si era rivolta al Pontefice, il 22 maggio tornò alla carica indirizzandosi di nuovo a Gregorio XVI per fargli presenti le dolorose condizioni famigliari: ce Ha la madre di questi ce cinque infelici creature orfane, vivente.il Padre, abbandonata la <t cura delle medesime, le ha Foratrice raccolte e sostentate fin qui, ma la deficienza di mezzi in Lei e nel di Lei marito, che niuno altro modo di lucro ha che l'impiego di cursore presso il governo di Porci retta, non gli permettono di più oltre alimentare queste innocenti ce e misere creature . Uno dei bambini, di cinque anni, era stroppio e ammalato. Suo fratello aveva già beneficiato di due minorazioni di pena, ma ce troppo ha sofferto l'infelice per non essere meritevole di generoso perdono . Sventura più che colpa lo,trassero nella dolorosa situazione ce ed a chi sorti civili natali e conveniente educazione è maggiore della pena la infamia incorsa... . Ma questa volta il tentativo non ottenne risultato: troppo eran recenti le due riduzioni ottenute perchè si potesse concederne una terza. E la pratica fu passata agli atti.
Intanto la salute del De' Masini, che in carcere teneva un contegno esemplare anche dal punto di vista religioso, come attestava p. Giuseppe da Costa, presidente curato delle galere pontificie (30 inag
rì) Vcd. Memorie slitta 1, 2ft e 3* reclusione politica di P. GIUUWI, conservale nella Biblioteca del Risorgimento di Roma (lì reclus. n. 238; III, n. 48). Cfr. Rassegna, a. XXI (1.934), lC. 1, PF- .0085-092. Sembra che il De' Masini fosse tra quei recinsi che attese lo loro circostanze di famiglia, di salute ed oltre plausibili, non accettarono l'esilio e vennero passati nella Darsena di Civitavecchia al trattamento di galera, ed in seguito mandati a Civita Castellana .