Rassegna storica del Risorgimento

NICOTERA GIOVANNI ; SAPRI (SPEDIZIONE)
anno <1934>   pagina <366>
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366 Luigi Antonio Pagano
Dai reperti sopra descritti si rileva coinè la cornane prigionia rendesse più stretti i vincoli di fratellanza fra tutti i detenuti super­stiti di Padula e Sanza, e come si svolgessero fra costoro e il Nicotera, pur tenuto isolato, delle segrete intese.
Pare, poi, che segreto carteggio si tenesse, altresì, fra gli eroi di Sapri e altri prigionieri del Bagno di S. Giacomo, nella stessa Favignana, ove languivano vari patriot ti siciliani, fra i quali Salva­tore Guarnera (49) e i fratelli Carlo e Nicolò Botta (50), tutti e tre cospiratori e condannati per avere partecipalo all'infelice tentativo insurrezionale di Cefalù del 25 novembre 1856.
Tutto ciò appare specialmente da talune lettere indirizzate dai prigionieri Achille Perucci, Gaetano Poggi, Felice Poggi e Amilcare Bonomi alle proprie madri, ed intercettate dal Comandante del Bagno di S. Caterina verso la metà di novembre '58, nonché da altra lettera, pure intercettata, che Salvatore Guarnera, il patriota cefa­lù tano, dal bagno di S. Giacomo dirigeva ai prigionieri superstiti di Sapri in S. Caterina.
Delle prime ci limitiamo a riportare la più interessante che è, senza dubbio, quella destinata da Achille Perucci (51) alla madre, ove trovansi descritti il viaggio fatto da vari condannati pei fatti di
(49) Il Don. Salvatore Guarnera e i fratelli Botta avevano capeggiato la sollevazione di Cefalo, che segui subito dopo quella di Mezzoiuso. Il Guarnera, arrestato il 30 novembre 1856, veniva deferito a Consiglio di guerra, il quale, nel dicembre dello stesso anno, lo condannava alla pena di morte, raccomandandolo contemporaneamente alla grazia sovrana, perchè non si era precedentemente mac­chiato di altri reali ed aveva salvato da sicura morte l'ispettore di polizia Scavuzzo. Il 24 febbraio 1857, Ferdinando II in Caserta commutava la pena di morte al Guarnera in quella di 18 anni di ferri. Cfr. A. SANSONE, Cospirazioni e rivolte di Francesco Bentivegna e compagni, Palermo 1891, pag. 138-141.
(50) I fratelli Botta, con Salvatore Spinuzza, Alessandro Guarnera, Andrea Maggio furono arrestati il 6 febbraio 1857; deferiti ad altro Consiglio di guerra venivano tatti condannati alla pena di morte, che fu eseguita soltanto per lo Spinuzza, mentre per gli altri veniva commutata a 18 anni di ferri. Cfr. A. SANSONE, Cospi­razioni e rivolte, eh., pag. 216 e aegg. ; F. GUARDIONE, Il dominio dei Borbonici in Sicilia dal 1830 al 1861, eiu, I, 41, 95, H, 78, 79, 623; per altre notizie sui fratelli Botta, cfr. F. GUAKDIONK, ed E MICHEL in Dizionario del Risorgimento Nazionale, cit., voi. II, pag. 385.
(51) ri Perucci, (1833-1880) marinaio anconitano, seguace di Pisacane era stato ferito e fatto prigioniero a Sanza dai borbonici, indi condannato a 25 anni di ferri. Dopo la liberazione, partecipò colle forze garibaldine alla battaglia di Milazzo, alla campagna del Volturno, e nel 1866 alla campagna del Trentino mili­tando nella brigata comandata dal Nicotera, Cfr. F. POGGI, in Dizionario del Risor­gimento Nazionale, cit., Ili* pag. 849. P. GJANCIACOMI, Anconitani precursori dei Mille, Ancona, 1910.