Rassegna storica del Risorgimento
NICOTERA GIOVANNI ; SAPRI (SPEDIZIONE)
anno
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1934
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pagina
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367
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La spedizione dì Saprì e la prigionia i <3 Wicotera 36*7
Saprì, partiti da Salerno sullo Stromboli il 27 luglio '58 per raggiungere i luoghi d'espiazione della pena (Pescara, Favignana) e, particolarmente, le condizioni orribili del carcere di S.. Caterina. Ivi pure è accennato come i prigionieri di Sapri avesser tentato per mezzo dei compagni di pena di S. Giacomo di far pervenire notizie ai loro congiunti:
Adoratissima mamma.
Per mezzo di una signora di questa isola possiamo darvi breve notizia sul nostro conto. Ecco a descrivervi tutte le nostre vicende e i nostri travagli. Appena montati a bordo dello Stromboli e vista la prora del bastimento rivolta a levante dubitammo ebe per Procida non era il nostro destino, ma ci corsero alla mente le parole scritte da Gagliani fra poco un tratto di mare ci dividerà e cosi Fu. Ci immaginammo ebe esso sapeva il nostro destino e non ce Io disse per non addolorarci di più. Salpò il legno e ci fecero passare sulla stanza di prua, mentre i regnicoli li tennero sulla coperta dandoci a vedere ebe noi ci trattavano meglio. Varie voci corsero alla mattina seguente sul luogo del nostro destino e finalmente il capitano del vapore ci disse che i regnicoli andavano a Pescara e noi all'isola di Favignana. Ci dissero anche che in quest'isola vi erano le più orride carceri di Favignana. Ci dissero la loro posizione ma che però stes? simo tranquilli che noi saressimo (sic) stati trattati coi più possibili riguardi. Appena saputo il nostro destino serissimo al console in Napoli per voi e consegnavamo, la lettera a Giordano che insieme ad una sua che dirigeva a' Magno ne aveva trovato il mezzo di farla impostare a Messina. Giunto a Messina, dopo la separazione dagli altri buoni fratelli, il vapore Maria Teresa, che stava già pronto nel porto alla partenza ci accolse, e tramontava il sole che eravamo in cammino per la Favignana. Il giorno seguente appoggiammo a Palermo pel contrasto di venti e all'alba del 30 partimmo. Dopo circa 8 ore di cammino arrivammo all'isola ed un colpo di cannone diede il segnale che erano arrivate altre vittime ed al nostro sbarco una compagnia di soldati ci portò sino al bagno, ove stanno scontando le pene 800 condannati.
Nell'interno del bagno fummo sferrati e ferrati di nuovo e posti in un camerone, che loro chiamano criminale, ove per nostro ricevitore trovammo un giovane di 28 anni tatto calvo, destinato per nostro servo, ed una infinita quantità e qualità d'insetti.
Era veramente un antro putrefatto, un covile più adatto per bestie feroci che di gente umana.
Attaccalo ad una porta vi stava nn altipiano formato e contornato di pietre e questo fu destinato per nostro letto, che si chiama letto da campo, appartenente ai condannati ai ferri. Non sarebbe stato crudo, se fosse stato almeno piano, ma era tutto smosso per le gran visite, che i custodi vi fecero nel tempo che era abitato dai condannati i quali se ne servono per nascondere le armi.
Questo fu il nostro letto per 5 giorni finché ci diedero poi il vestito e la manta. Voi mi domanderete cosa sia questa manta? È un misto di lana e pelo nero tessuto, lungo otto palmi e larga due, ruvida di più che la paglia, la quale deve servire da pagliericcio mettendola mezza sopra e mezza sotto.
Noi però comprammo la paglia e con le camìcie che ci diedero ne fecimo i pagliericci che il Comandante permette d'avere con la condizione di non cecia-