Rassegna storica del Risorgimento

NICOTERA GIOVANNI ; SAPRI (SPEDIZIONE)
anno <1934>   pagina <370>
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370 Luigi Antonio Pagano
il Cappuccino Padre Alfonso da Striano (56) provincia di Cosenza, mi die vita perchè mi dovevano fucilare il giorno 23 dicembre 1856, vuol dire il secondo per la studiata dichiarazione del nostro compagno Cappuccino io fui rimesso alia clemenza e per aver risparmiata la vita allo Ispettore, cosa che fu marcata come condizione nel decreto di grazia. Basta, siamo tutti vivi meno di due, Bentivegna e Spinuzza, fra i nostri perchè recidivi di altra causa politica (57) che furono sventati e li salvò la Suprema Corte di Giustizia pochi mesi prima di quest'altra causa. Pace alle anime benedette loro e pregheranno certo Iddio per noi.
Vi abbraccio stretti al mio cuore e vi assicuro il porgitore essere un galan­tuomo scaltro ed io ci ho molti obblighi dì diversa natura che spero disobbligarmi in libertà giacché per adesso non posso assolutamente fidatevi e non temete (58) però guardatevi dal vostro Capo camerone, taluni quartiglieri, per non sbagliare di tutti tranne qualcuno, a cui io affido questo biglietto, ove parlo chiaro. Fidatevi del Barbiere Zappulla, è un giovane sperimentato, tutti questi barbieri sono sicuri, ma lo Zappulla è il più sicuro. Torno a baciarvi e bacio la ferita che lo fa soffrire al nostro fratello Nicotra (sic) con la viva speme di lenirgli il dolore. H vostro fratello Veterano.
Salvatore D. Guarnera Giardina Criminale di N. 4 Il giorno 9 dicembre 1858.
Se, però, l'animo indomito ed indomabile del N. non era fiac­cato di fronte a tante avversità, le condizioni dell'orrido luogo di pena, in coi era rinchiuso, gli procuravano terribili sofferenze fìsi­che, anzi lo resero ben presto infermo, come ricavasi dalle lettere del padre e del fratello, dianzi riportate, in data rispettivamente del 10 e 27 ottobre '58, scritte, cioè, a qualche mese di distanza dal suo internamento in quel forte.
Ed invero il luogo d'espiazione assegnatogli dal direttore di po­lizia Maniscalco non poteva essere più insalubre ed inospitale.
La Mario (59) ci descrive il bagno di S. Caterina come una fossa scavata nella roccia a volta bassa ove penetrava appena un filo di luce e particolarmente la prigione assegnata al Nicotera: N. fu e messo in un buco separato, più basso ancora detta stanza del somaro,
(56) Il Cappuccino Alfonso da Striano, compagno al Guarnera nella solle­vazione di Cefalù, di cui si è /atto cenno dianzi..
(57) Il Bentivegna era stato, infatti, accusato di cospirazione contro la si­curezza interna dello stato e tenuto prigione dal 25 febbraio 1853 fino al 2 ago­sto 1856, perchè prosciolto dalla Gran Corte di Trapani. Anche lo Spinuzza consi­derato come valido agente del Comitato Centrale rivoluzionario di Sicilia era stato arrestato nel 1853 e tenuto per alcuni anni prigioniero. Trovavasi chiuso nel car­cere circondariale di Cefalù, quando il popolo di Cefalù insorse a liberarlo. Cfr. A. SANSONE, Cospirazioni e rivolte di F. Bentivegna e compagni, Palermo 1891.
(58) La dicitura in corsivo è cancellata nella lettera autografa, ma in tal modo che se ne leggono le parole.
(59) J. MARIO WHITE, In memoria di G. Nicotera, citato, pag, 26.