Rassegna storica del Risorgimento
PESCANTINI FEDERICO
anno
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1934
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pagina
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382
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382 Appuntì è Notiate
naie italiana, del 20 febbraio 1849; T. SABTI, 1 rappresati tanti del Piemonte è. d'Italia nelle tredici legislature del Regno, Roma, Paolini, 1880. pp. 405*406; L. CASPI, Giuseppe Galletti, in // Risorgimento italiano, Biografie, Milano, Vallarci!, 1883. voi. Ili, pp. 510-513; N. FELICIANI. Perchè Giuseppe Galletti non fu dei Mille? in Nuova Antologia, settembre 1910, pp. 143-145; G. NATALI, Dodici lettere di Giuseppe Galletti a Silvestro Gherardi (luglio-agosto 1848) in Saggi e documenti di Storia del Risorgimento italiano, Bologna 1932, I, pp. 71-93; A. M. GHISAL-BERTI, Giuseppe Galletti e le cospirazioni del 1843-1844, in Rassegna storica del Risorgimento, a. XX (1933), fase. 3", pp. 451-545; id., Il tramonto di un ministro di Pio IX, in Roma , a. 1931, fase. I, iti., Il presidente dell'Assemblea costituente, in Roma , a. 1931, fase. 5. Superficiale e piuttosto inesatto il recente articolo di U. GUGLIELMOTTI, Il generale Galletti e la Rivoluzione Romana del '49, in II Resto del Carlino, del 25 gennaio 1934. Prossimi annunciati studi dei Maio li e del Gbisalberti recheranno altri contributi alla conoscenza del primo e dell'ultimo periodo di vita dell'avvocato bolognese.
A. M. G.
1.
Berna, 24 luglio 47 Mio carissimo Galletti,
Quanto mai la tua lettera mi è stata gradita e per la notizia importantissima, o vitale che mi ha recato, e perchè ho visto che in mezzo a tanto avenimcnto, a sì grande solennità non dimenticavi l'amico lontano, il socio di una speranza che tu vedevi infine realizzata. Io che non sono invidioso per natura, ho invidiato te il nostro Zambeccari, e il caro Mattioli di avere, uniti, celebrata la realizzazione di quel nostro sogno. Tant'è, l'idea è una sementa, che frutta o tardi, o tosto, e chi ne ha una in mente, che crede prossima, la deve sempre gettare nel campo dell'opinion pubblica. Pio IX ha fatto quel che non osavamo piò sperare, e da questa istituzione, da questa sola noi dobbiamo tutto ottenere. Io vorrei dirti un millione (sic) di cose. Sappi che mi trovo a-Berna, ove siede ora la Dieta, e tratta affari della più alta importanza per l'avenire della Svizzera anzi della causa liberale, e democratica dell'Europa. Ho fatto tradurre una parte dell'opera del Gioberti la dove tratta delle cose Svizzere con mano da maestro. Vi ho aggiunto un mio lavoro sulle Capitulazioni, e la parte che tocca gli Svizzeri nell'infamia del passato Governo Gregoriano, quindi dello Stato dei parliti in Romagna. Parlo di alcuni, e parlo della nostra petizione, quindi di te. Il libro comparirà in luce in questi giorni, ma appena ricevetti la tua lettera, ciovè (sic) l'indomani di quella ch'io scrissi al nostro Zambeccari, e che spero avrà ricevuto diedi al nostro giornale di Lausanne l'articoletto che qui li accludo. Se Mattioli ha ricevuto il numero che gli ho spedito, cioè se questo giornale si lascia passare, allora ne manderò un N pure a te, ed al Zambeccari, onde non abbiate soltanto un pezzo di carta, come quello, che qui li accludo. Presto poi potrò spedirvi il volume, e onde riceviate senza ritardo ciò, che ho detto della nostra petizione, che il De Boni ha stampato per intero nella sua cronaca di questo mese, tagliere pure il passaggio, e te lo spedirò con altra mia. E molto più, ch'oggi vado ivi coi deputati del Ticino ed insieme al bravo De Boni, a fare una gita nelle pittoresche montagne vicine e torneremo dopo domani, nò posso più a lungo estendermi. Le' .cose della Svizzera liberale vanno bene, ma non è adunata, o almeno poco, o male e la Svizzera retrograda, è armata dalla testa ai piedi.