Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; REPUBBLICA ROMANA (1849) ; MELONI ALESSANDRO
anno <1934>   pagina <393>
immagine non disponibile

Appunti e Notizie 393
un nembo di palle nemiche; questa era la buona guerra che la valorosa Armala della Grande Nazione faceva sotto le mura di Roma nell'anno 1849. Trasportato però da altri Prodi il Capit." Meloni fu condotto alla Trinità dei Pellegrini ove dalle pietose Dame ehi; stavano alla cura degli infermi in quell'Ospizio ed altri, la Mosti, la Belgioioso, la Modena, la Gaietti, la Malvezzi e tante altre, si ebbe le cure le più amorevoli ed incensanti. Sempre tranquillo e sereno negli spasimi che Io trassero a morte, rammentò spesso la Patria, i Figli, gli Amici, e quando vide certa la sua fine si rinserrò nel più profondo silenzio, e per gli ultimi tre giorni del­l'estrema agonia più non parlò.
Chi scrive queste lugubri memorie si trovava al suo letto quando un ora prima della morte il Gener. Awezana Ministro della Guerra visitandolo in per­sona deponeva appiedi del Morente Eroe il brevetto di Maggiore, che lo scrivente poi raccoglieva insieme agli altri oggetti consegnati alla desolata Famiglia.
La pietosa signora che raccolse l'ultimo suo respiro era di origine Francese! di cui non rammento il nome; stava al letto di Meloni in compagnia di una gio­vane figlia: solo seppi più tardi che questa avea sposato un giovane Romano che apprestava le stesse cure di guardia al malato. Quella Signora disse avere udito una sola parola dal labbro del morente all'atto che spirava Italia .
H suo corpo fu deposto a S. Carlo a Caiinari nei tumuli di una Cappella a destra ove si trovavano sepolti gli altri prodi più sopra nominati. Per entro la Cassa in una boccietta suggellata fu scritto il suo nome, la patria, e qualche altro motto che allo scrivente non riesce più di rammentare.
A riguardo dei fatti suesposto leggasi il Bollettino Ufficiale del Generale Ga­ribaldi, comando della Lina Divistone il 12 Giugno 1849 a pag. 432, voi. II rac­colta delle Leggi, e Decreti del Governo dello Stato Romano.
Francesco Magrini .
I
I PRIMI MARTIRI FAENTINI DELL'INDIPENDENZA NAZIONALE. Nel numero del 23 dicembre 1933 del Corriere Padano Armando Cavalli ha rievocato le figure di Pasquale Masini, Paolo Portolani, Giacinto Pazzi e don Marcantonio Trerè, i quali, dopo il ritiro delle truppe francesi del gen. Fluì in da Faenza (5 giugno 1799), furono compresi nel numero di quei patrioti arrestati e condan­nali per giacobinismo e proposizioni ereticali, dietro denuncia del bargello Ales­sandro Casanova (giacobino fino a qualche mese prima) e per ordine del commis­sario imperiale austriaco, co. Giuseppe Pellegrini. Il 17 febbraio 1800 il Trerè, il Masini e il Pazzi furono condannati rispettivamente a due e cinque anni di fortezza, i primi due, a cinque di galera, il terzo. Il 9 giugno, poi, il Portolani fu condannato a 10 anni di galera. Pochi giorni dopo (14 giugno) i quattro condan­nali furono condotti a Venezia e di qui a Sebenico. La dura vita condotta nelle fosse di Sebenico troncò la vita al Masini e al Portolani, deceduti ai primi del 1801. (Altre notizie su loro si possono ricavare da F. APOSTOLI, Le lettere sirmiensi, riprodotte n illustrate da A. D'Ancona, Roma-Milano 1906, p. 395, 401, 404, 412). Giustamente il Cavalli chiede che la città natale si ricordi di questi suoi figli benemeriti, che sessantanni prima della proclamazione dell'Unità, ed essa hanno gettato in olocausto la loro giovane vita e propone che al loro nome siano inti­tolate due strade di Faenza.