Rassegna storica del Risorgimento

1849 ; REPUBBLICA ROMANA (1849) ; MELONI ALESSANDRO
anno <1934>   pagina <395>
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Appunti e Notizie 395
U Podestà di Venezia in attesa di riporre i; documenti accanto a quelli gelo­samente custoditi della sala del Civico Museo, ha disposto che l'interessantissimo archivio resti per ora rigorosamente riservato, salvo a prendere gli opportuni ac­cordi con la R. Deputazione di Storia Patria per offrirlo in prima ed attenta visione a quello che dovrà essere il nuovo biografo di Daniele Manin .
CIMELI GARIBALDINI A NIZZA. - Sotto questo titolo nel suo numero del 23 marzo u. s., il Corriere della Sera pubblicava la seguente corrispondenza da Nizza : <c La spada portata da Garibaldi nella spedizione dei Mille è definitivamente assicurata, con un bel gruppo di ricordi garibaldini, al Musco Massella. Dalla notte di maggio, quando fu deciso rimbarco di Quarto, a Marsala, Calatafirni. Palermo, Milazzo giù giù fino all'entrata trionfale di Napoli e alla battaglia del Volturno, la spada gloriosa rimase stretta alla cintola del Generale. E al termine della cam­pagna, sulla strada di Teano, con essa luccicante al sole salutò l'augusto suo Re. Vittorio Emanuele. Poi il ricordo evocatore di tutta un'epopea fu appeso al lei-ticciuolo di Caprera: lo rievocò, come a l'arine di sopra all'origliere, che al va­cillar della lucerna splende , Gabriele d'Annunzio.
Nove anni più tardi Garibaldi ne fece dono a un suo concittadino, il conte Laurenti Robaudi che insieme con lui era stato eletto deputato di Nizza. L'invio prezioso fu accompagnato da un laconico biglietto:
Caprera, 7 luglio 1869.
Mio caro Laureali,
La sciabola a voi rimessa da Fazzari è stata da me portata nella campagna del 1860. Vostro
G. Garibaldi.
Alla morte del Robaudi Parma passò ai Roissart de Bellet; questi la cedet­tero a Felice Sazia, la cui figlia sposatasi col dottor Lavagna di Loono, la regalò definitivamente al Musco.
È questo il cimelio più prezioso che il Museo espose, insieme con altri ricordi, in una sala del pianterreno commemorandosi il cinquantesimo anniversario della morte. Ma molti degli espositori finirono col donare gli oggetti inviati, altri ne furono acquistati; e così oggi è stato possibile formare una piccola raccolta gari­baldina.
Dei ritratti del Generale quattro meritano di essere ricordati. Anzitutto quello, a grandezza naturale, firmalo a Garacci Carlo pinxit, Nizza 1872 , che dal 1873 al 1931 ornò la Sala consiliare del Municipio. Garibaldi indossa la camicia rossa, pantaloni grigi e stivali. È appoggiato ad una roccia presso l'entrata del porto di Nizza e addita una carta su cui sono delineati i contorno di Caprera. Segue quello del 18)8 attribuito alla contessa Carburino: bella testa romantica dai lunghi capelli biondi, barba prolissa, sguardo luminoso, cappelletto rotondo di feltro adorno di piume. Un terzo, donato da un vecchio garibaldino, il prof. Schiano, dello Zipoli e porta la data a Alassio, febbraio 1881 . Infine un quarto, ancor più recente, donato da Garibaldi al suo fedele amico, il maggiore Rovighi, nizzardo, ci mostra il ve­gliardo di profilo, con le larghe spalle coperta da una, scialle n righe, gli occhi semi­chiusi Io sguardo che si perde lontano. Due busti in marmo, di cui uno nudo, scolpiti dal Bonardel nel 1855 a Nizza, completano l'iconografia.
Tra gli altri ricordi vanno elencati un berretto di veliate ricamato, alcune ciocche di capelli, il fazzoletto da collo portato nella Campagna dei Vosgi del 1871.