Rassegna storica del Risorgimento

SOLFERINO E SAN MARTINO
anno <1934>   pagina <449>
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La battaglia di S. Martino 449
alleati piemontesi e francesi con 320 cannoni sbattersi contro 119.786 Austriaci forti di ben 411 cannoni.
Gli eserciti alleati erano sotto il supremo comando dell'im­peratore Napoleone EQ. I Francesi erano in campagna da poco più di un mese, mentre gli Austriaci sotto il comando del mare­sciallo Giulay avevano passato il Ticino fin dal 29 aprile dopo V ultimatum dato dal Governo imperiale il 23 e dopo la risposta negativa dal Cavour data il 26 dello stesso aprile; ed i Piemontesi, agli ordini del Re, che aveva il generale Morozzo della Rocca a Capo di Stato Maggiore, stavano al fronte dallo stesso tempo e cioè da due mesi.
La campagna aveva avuto un primo periodo di fortuna per le armi alleate, negli scontri di Montebello, di Palestro, di Con-fienza, di Magenta, di Melegnano. Dal 9 giugno gli Austriaci, in ritirata verso gli appoggi del Quadrilatero, stavano raccogliendo tutte le loro forze d'Italia per giocare la carta decisiva sotto gli ordini diretti del giovane imperatore Francesco Giuseppe; e gli alleati avanzavano verso oriente Seguendo da presso l'esercito nemico in ritirata. Soltanto i volontari Cacciatori delle Alpi con Garibaldi e la divisione Cialdini, scaglione avanzato sulla sinistra dell'esercito sardo-francese, avevano avuto a Treponti fra Rezzato e Castenedolo uno scontro vittorioso col Corpo au­striaco Urban il 15 giugno, quasi a segnare la rallentata ritirata austriaca e la avanzante offensiva degli alleati.
I *
Nella giornata del 22 giugno l'sercito imperiale era fermo sul Mincio, che in un primo tempo aveva scelto a baluardo di­fensivo e dove aveva già avviati lavori di fortificazione appog­giandosi a Peschiera, quando sul mezzodì l'imperatore Francesco Giuseppe dal suo quarlier generale di Villafranca emanò gli ordini per la ripresa dell'offensiva da iniziarsi il giorno 24 al­l'alba ripassando il Mincio incontro all'esercito alleato. Il risisi-