Rassegna storica del Risorgimento

SOLFERINO E SAN MARTINO
anno <1934>   pagina <450>
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da Vecchi di Val Cismon
tato di alcune ricognizioni consigliò di anticipare poi il movimento al giorno 23. Gravi ragioni politico-strategiche avevano indotto Francesco Giuseppe alla mossa offensiva. Dà una parte il cri­terio di sorprendere l'esercito nemico diviso ed in crisi per il passaggio del Chiese, dall'altra la necessità di impedire una minaccia grave sul fianco sinistro per opera del Corpo del prin­cipe Girolamo Napoleone ed un'altra minaccia sul fianco destro, da parte delle forze di Garibaldi e di Cialdini operanti verso il Trentino e l'Alto Adige, Inoltre la preoccupazione -che le flotte franco-sarde sbarcassero altre truppe per attaccare Venezia e lanciarle dalla costa sulle retrovie dell'esercito operante, tenuto conto dello scarsissimo affidamento che davano le popolazioni di non ribellarsi facendo causa comune con l'esercito invasore che diventava salvatore.
Infine la ragion politica internazionale, e cioè una nota prus­siana del 14 giugno nella quale si prometteva un intervento a fianco dell'Austria nel solo caso che questa potenza avesse già riportato qualche buon successo militare. Tutto ciò doveva con­sigliare se non imporre una rapida ripresa offensiva. Gli Alleati avevan forze nel loro complesso inferiori a quello dèi nemico loro, sia per il numero sia per il volume di fuoco e notevolmente inferiori anche per il terreno sul quale si poteva contare di por­tarle alla seconda grande battaglia colla quale appariva neces­sario tentare la fortuna delle armi in queste più favorevoli con­dizioni per gli austriaci.
L'imperatore Francesco Giuseppe riteneva di trovare le forze nemiche intorno al Chiese, a sua volta l'imperatore Napoleone ed il Re Vittorio Emanuele ritenevano di incontrare gli imperiali appoggiati al Mincio ed a Peschiera e non prima. Gli uni mar­ciando dal Chiese verso il Mincio, gli altri avendo rovesciato il fronte e ripresa l'offensiva verso il Chiese, la presa di contatto avvenne invece a mezza via, quando nessuno dei due eserciti l'attendeva e certamente la desiderava. Non l'attendeva neppure l'imperatore Napoleone* !0fe il quale ancora il giorno 23 si era