Rassegna storica del Risorgimento
SOLFERINO E SAN MARTINO
anno
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1934
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pagina
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458
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458 de Vecchi di Val Cismon
ore 12,30 le compagnie imperiali dei reggimenti che tenevano il villaggio e P altura dei Cipressi dovettero cedere e ritirarsi nel castello, la cui torre cadeva alle 12.30 nelle mani del generale Forey, mentre sulla sinistra le forze del generale Bazaine conquistavano il cimitero strenuamente difeso. Il castello si difendeva ancora all'estremo quando il feld-maresciallo Stadion dava l'ordine della ritirata alle altre truppe da questa posizione fondamentale. Verso le ore 14 il centro del grande campo di battaglia era sfondato, senza tuttavia che rimanessero quelle possibilità di manovra e di inseguimento che sole danno le vittorie definitive agli eserciti con la distruzione delle forze avversarie. Vi avevano combattuto 28.236 Francesi con 78 pezzi di artiglierìa contro 23.290 imperiali con 52 pezzi di artiglieria. L'esercito francese aveva saputo e potuto qui fare massa nel punto prescelto contro gli Austro-ungarici. Questi avevano qui impiegate le loro forze in modo disordinato e frammentario. L'azione del primo Corpo imperiale era stata slegata, successiva e logorantesi. Alle ali si combatteva tuttavia ancora verso Cavriana e verso Gui-dizzolo a malgrado di un ordine di ritirata già dato dall'imperatore. A Guidizzolo l'attacco si spuntava verso le ore 16 ed il comandante della prima Armata austriaca, che l'aveva invano tentato, trovava il II ed il IV Corpo francese e la eroica loro cavalleria che lo premevano senza posa. Anche Cavriana cadeva alle ore 17, e la prima Armata austriaca era completamente battuta sotto quel furioso temporale che qui aveva sospesa dalle due parti l'azione mentre pareva averla accesa furibonda soltanto all'estrema ala destra, qui a San Martino, come abbiamo veduto. Il generale Niei e le sue brave truppe, trattenendo fra Casa-nuova Baite e Guidizzolo la prima Armata austriaca, aveva reso possibile e definitivo lo sfondamento del centro da parte della Guardia francese.
L'imperatore Francesco Giuseppe aveva emanato da Volta Mantovana alle ore 17 gli ordini per la ritirata sulle stesse