Rassegna storica del Risorgimento

PISACANE CARLO ; REPUBBLICA ROMANA (1849)
anno <1934>   pagina <461>
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Carlo Pisacane e la Repubblica Romana 461
CARLO PISACANE I "E LA REPUBBLICA ROMANA
Quando Carlo Pisacane giunse a Roma, la Repubblica era stata proclamata da un mese. Incominciavano ad affluire nella capitale, isolati ed a frotte, molti patrioti che volevano concen­trare in Roma tutta la grande resistenza della rivoluzione italiana. La ideale repubblica democratica si era venuta a costituire, e coloro che si preparavano a difenderla, sentivano ormai di lottare per un ideale che era veramente il loro ideale. Molti di questi, come Pisacane stesso, che sui campi di Lombardia erano stati critici impotenti o tiepidi partigiani della guerra sabauda, qui ritrovavano invece una repubblica autonoma, scevra da influenze ed interessi dinastici, una compatta formazione ideale della quale ognuno di essi sentiva di essere una parte viva ed essenziale.
Già ormai dalla fine del '48, fino alla caduta del governo repubblicano, si assiste ad una sempre maggiore purificazione degli intenti e delle fedi: e la vita politica romana si deterge sempre più dalle scorie di una politica clericale o strettamente campanilistica, per diventare quale la volevano gli italiani accorsi a difendere la repubblica democratica, rivoluzionaria, schiettamente nazionalistica. A Carlo Luciano Bonaparte che era liberale e repubblicano, più per inclinazione sentimentale che per profondo convincimento dottrinale, ed a Pietro Stermini, che, se per molti aspetti possedeva ottime qualità di organizzatore, aveva una natura troppo demagogica e trasteverina per compren­dere le profondissime esigenze di una politica che doveva ingra­narsi nel nuovo indirizzo di tutta la rivoluzione italiana, vengono sostituiti il Saffi, l'Armellini ed il Muzzarelli, un trinomio che rappresenta il primo graduale passaggio dalla politica romana della fine del '48 a quella, assai più ampia e comprensiva, del